Il presidente Trump minaccia l’escalation
Quarto giorno di raid statunitensi sull’Iran. L’attacco, durato circa novanta minuti, ha centrato alcuni obiettivi sull’isola di Grande Tunb per ridurre la capacità iraniana di colpire le navi che transitano nello Stretto di Hormuz, il cui controllo è al centro della contesa tra i due Paesi. La comunità internazionale rimane con il fiato sospeso e osserva l’evoluzione degli eventi, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minaccia l’escalation: «La situazione si metterà davvero male» per gli iraniani, «perché la prossima settimana toccherà alle centrali elettriche. La prossima settimana toccherà ai ponti», a meno che «non si siedano al tavolo delle trattative», ha detto, in un’intervista a “Fox News”. Un messaggio che, sommato ai raid, contribuisce ad aumentare la tensione tra Washington e Teheran. I nuovi attacchi statunitensi, che hanno causato decine di vittime tra i militari e i civili iraniani, hanno ulteriormente rafforzato la determinazione dell’Iran a ottenere giustizia e a chiamare i responsabili a risponderne, ha scritto su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei. «Le operazioni di rappresaglia dei combattenti continueranno e lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non cesseranno i loro atti di aggressione», hanno assicurato invece i Guardiani della Rivoluzione.