di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
C’è un rebus da risolvere: è possibile crescere in un contesto internazionale così instabile e compromesso? In Iran siamo alla quarta notte di bombardamenti, mentre il presidente degli Stati Uniti prospetta, al posto di una tassa del 20% sulle merci, la possibilità di effettuare accordi commerciali con i Paesi del Golfo, lasciando libero lo Stretto di Hormuz a tutti tranne che all’Iran. Cambiamenti di opinione repentini che non aiutano. Le Borse Europee, infatti, sono in affanno e le quotazioni internazionali dei raffinati, da ieri, sono in forte salita per la seconda seduta consecutiva, a causa dell’aggravarsi dello scontro Usa-Iran in Medio Oriente, mentre sulla rete carburanti italiana arrivano ulteriori rialzi degli operatori sui prezzi consigliati.
In questo contesto, contenere l’inflazione, che per Bankitalia al momento oscilla intorno al 3% e che sopra tale percentuale si manterrà fino all’inizio del 2027 e, allo stesso tempo, preservare una stabilità – che non vuol dire inerzia – occorre un sistema finanziario capace di accompagnare i cambiamenti in corso. I cambiamenti in corso, però, sono epocali, a partire dall’innovazione tecnologica con tutto quello che l’AI porterà di nuovo e spazzerà via di vecchio, anche in termini di posti di lavoro, fino ad arrivare a quella energetica, che, con il conflitto in Medio Oriente, si fa sempre più urgente.
Gli unici che non sembrano capirlo, in questo momento, sono quelli che, in Parlamento, esultano tra le file delle opposizioni e dei franchi tiratori i quali, sulle preferenze, hanno mandato in minoranza il governo per un solo voto. La trincea più difficile è fuori: ovviamente nei territori in cui si combatte realmente, ma metaforicamente anche nei mercati, nelle tasche di lavoratori, pensionati e famiglie, nelle stanze delle imprese – piccole, medie, grandi – in cui si fanno i conti per capire come andare avanti, se è il caso o no di rischiare/investire e fino a che punto.
Sostiene il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che le banche sane, solide e rispettate sono indispensabili per la stabilità finanziaria, lo sviluppo e per ancor migliori rating internazionali «che l’Italia merita», ma che, allo stesso tempo, servono coraggio e innovazione, nuovi strumenti. Il bisogno di liquidità, infatti, cresce e cresce al ritmo dei rincari dei beni energetici. Ciò vale, in primis, per le imprese, che hanno aumentato la domanda di prestiti, soprattutto sulle scadenze più brevi, ma vale anche per le famiglie in affanno. In mezzo a tante difficoltà, tuttavia, il nostro sistema è solido ed è anche migliorata la qualità del credito: rispetto a dieci anni fa la quota dei prestiti deteriorati è scesa all’1%.
Ecco perché facciamo nostro, come UGL, l’appello del presidente Abi, quando afferma che è arrivato il momento di elaborare «nuove iniziative europee», con cospicui investimenti pubblici e privati per favorire la crescita. Servono, e in modo tempestivo, decisioni che vadano nella direzione del futuro, del capitale umano, dei giovani, delle donne e delle innovazioni.
Non abbiamo tempo da perdere.