Colpita anche una raffineria nel cuore della Russia. Lavrov: «Terrorismo puro»
Quanto sta accadendo nel quadrante mediorientale – la tensione crescente nello Stretto di Hormuz, i raid reciproci tra Iran e Stati Uniti, lo scambio di attacchi tra sauditi e i ribelli houthi, sponsorizzati da Teheran – non lo rende l’unico teatro di interesse internazionale. In queste ore, anche la guerra in Ucraina registra nuovi sviluppi, a partire dagli attacchi ucraini contro le navi russe che navigano nel mar d’Azov, una flotta ombra che contribuirebbe ad aiutare Mosca a eludere le sanzioni sul petrolio russo. «Terrorismo allo stato puro», lo ha definito il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, sostenendo che tra gli obiettivi ucraini ci sono anche delle navi turche. Di certo ci sono da registrare nuovi raid condotti dalle forze ucraine sul territorio russo, arrivati a colpire target distanti anche 1.300 chilometri dalla linea del fronte, come una raffineria di petrolio a Bashkortostan attaccata in queste ore. Le operazioni delle forze ucraine «stanno riportando la guerra là dove è partita», ha rivendicato sulle piattaforme social il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che si trova a Parigi, dove ieri ha partecipato al vertice della Coalizione dei volenterosi, durante il quale nove Paesi, inclusa l’Italia, hanno deciso di lanciare una coalizione europea per sviluppare uno scudo comune contro i missili balistici «a carattere puramente difensivo». Il testo è stato sottoscritto anche dai leader di Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Ucraina.