Attacchi iraniani contro basi Usa nella regione
«Diventeremo custodi dello Stretto» di Hormuz «e verremo pagati per sorvegliarlo». Parola del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervenuto nelle ore in cui si registra una recrudescenza della tensione nel quadrante mediorientale, con uno scambio di accuse e attacchi tra gli attori regionali. Questa mattina basi statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrain sono state colpite dalle Guardie rivoluzionarie iraniane per rappresaglia ai recenti raid americani: nelle ultime tre notti il Centcom, il Comando centrale degli Stati Uniti, ha dichiarato di aver colpito circa 300 obiettivi iraniani per «indebolire la sua capacità di attaccare le navi che attraversano lo Stretto». Attacchi che si inseriscono in un contesto più ampio che coinvolge anche l’Arabia Saudita, stretto e storico alleato degli States, e i ribelli houthi, sostenuti da Teheran e che controllano un pezzo dello Yemen. Questi ultimi hanno annunciato una risposta agli attacchi, attribuiti a Riad, contro l’aeroporto di Sana’a. La questione legata al controllo dello Stretto di Hormuz, rivendicata contemporaneamente dall’Iran e dagli Stati Uniti, rende di fatto impossibile un allentamento della tensione e il rischio di un’ulteriore escalation si fa sempre più concreto, rendendo inquieta la comunità internazionale. Inclusa l’Unione europea e la Cina che oggi hanno invitato a ripristinare il passaggio navale il prima possibile.