È continuo l’incremento dei contratti di lavoro depositati al Cnel

Fresco di giornata, è arrivato l’atteso 25esimo Rapporto annuale dell’Inps. Ne riportiamo, in particolare, una parte interessante secondo la quale il sistema contrattuale nei due anni osservati appare, nel complesso, sostanzialmente stabile, nonostante il continuo incremento dei CCNL depositati al CNEL. Dunque, in barba alla retorica sul salario minimo e sui contratti pirata, che sembrano essere diventati l’unico male del mercato del lavoro italiano, la contrattazione collettiva è materia viva – anche materia prima – del mondo lavoro e non ha mai smesso mai di produrre nuovi frutti.
Infatti, tra il 2024 e il 2025 il saldo tra i CCNL “dismessi” – quelli, cioè, che cessano di essere applicati ad almeno un dipendente del perimetro considerato, a prescindere dalla loro perdurante validità giuridica – e i CCNL esordienti, ossia applicati per la prima volta, è pari a 28 unità. Il numero complessivo di contratti applicati sale così dagli 898 del 2024 ai 926 del 2025, mentre i CCNL applicati in entrambi gli anni – lo zoccolo “persistente” del sistema – sono 867. Tanto i contratti dismessi quanto quelli di nuova applicazione interessano contingenti esigui di lavoratori pari, in entrambi gli anni, a 5.400 dipendenti. La movimentazione, in altri termini, riguarda esclusivamente CCNL con un raggio di applicazione ridottissimo.
Attenzione, soltanto una quota minoritaria di dipendenti sfugge alla rilevazione per codice CNEL. Nel 2025 si contano 268.000 lavoratori ai quali non risulta applicato un CCNL dotato di codice CNEL, riconducibili a due situazioni distinte. Per 142.000 dipendenti le aziende dichiarano di applicare un contratto diverso, non presente nell’archivio CNEL, che, è bene ricordarlo, distingue fra i contratti principali sottoscritti da CGIL CISL UIL UGL e CONFSAL e gli altri contratti.