La Nato “regge” con nuovi appalti. Oltre 50 miliardi di dollari. Il presidente americano Donald Trump si è detto «arrabbiato» con la Nato. Ma poi nella dichiarazione conclusiva da Europa e Canada maggiori responsabilità
Lì per lì, soprattutto nelle dichiarazioni “a margine”, non sembrava esattamente un vertice, ma un “uno contro tutti”. E se tra le notizie di oggi, riportate dai media, c’è che «Trump ha detto agli alleati che gli Usa resteranno nella Nato», si capisce chiaramente che il vertice ospitato ad Ankara, in Turchia, conclusosi con nuovi, ingenti, impegni di spesa, ha rischiato di saltare. Prima di prendere parte al summit, il membro più importante dell’Alleanza Atlantica, gli Stati Uniti, nella persona del presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato, infatti, di essere «arrabbiato» con la Nato, aggiungendo che gli Stati Uniti «hanno pagato troppo». «Noi li proteggiamo, ma loro non ci sono per noi», ha poi aggiunto in riferimento ai Paesi partner all’interno dell’Alleanza. Per voler essere più diplomatici, cioè evitando gli strali che Trump ha lanciato sulla Spagna (è un «alleato terribile» della Nato), sull’Europa in generale e un po’ sull’Italia (l’Italia ha fatto «molto male» riguardo all’utilizzo delle basi militari Usa nel suo territorio), l’Amministrazione statunitense ha continuato a chiedere agli alleati europei una maggiore assunzione di responsabilità. Senza dimenticarsi di attaccare la Nato che ha «deluso» gli Stati Uniti sia sul dossier iraniano sia su quello della Groenlandia; mentre, paradossalmente, «la Cina ci ha trattato bene». Neanche lo storico alleato, la Gran Bretagna si è salvato: «Il Regno Unito non ci ha permesso di usare l’isola per due settimane». Nonostante il contesto poco “armonioso”, una dichiarazione finale con impegni tangibili è stata comunque raggiunto: l’aumento delle spese militari, il rafforzamento della base industriale della difesa, il sostegno all’Ucraina e il consolidamento della deterrenza che dovranno ora tradursi – come ha indicato Rutte – in capacità operative concrete. Rutte aveva già ricordato che gli Alleati europei e il Canada hanno incrementato di 258 miliardi di dollari gli investimenti nella difesa tra il 2025 e il 2026, sottolineando come il nodo principale non sia più la disponibilità delle risorse economiche, bensì la capacità dell’industria di trasformarle rapidamente in sistemi d’arma, munizioni e piattaforme operative. Pur ricordando che il percorso verso il traguardo del 5% del Pil rimane l’obiettivo strategico dell’Alleanza, Rutte ha evidenziato come «abbiamo già raggiunto il 4% nel 2026», definendolo «un risultato straordinario», favorito sia dal deterioramento del quadro di sicurezza sia dalla pressione esercitata negli ultimi anni da Washington sugli Alleati europei. Cercando poi di blandire un Trump “furioso” ha dichiarato: «Il presidente Trump è riuscito a ottenere ciò che tutti i presidenti americani, da Eisenhower in poi, avevano cercato di fare: riequilibrare la spesa per la difesa tra Europa e Stati Uniti». E così, ecco la dichiarazione finale del vertice Nato: «Oggi ad Ankara, annunciamo oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti e ci impegniamo ad ampliare la capacità produttiva collettiva e a collaborare con l’industria per accelerare l’innovazione». «Continueremo a lavorare per eliminare le barriere commerciali nel settore della difesa tra gli Alleati e a sfruttare le partnership della Nato per massimizzare la profondità e la cooperazione industriale nel settore della difesa».