In Germania tramonta l’era dei “mini jobs”. Servono più contributi per pagare le pensioni e, forse, qualcuno ci marcia pure…

Un altro mito della sinistra è appena caduto. Lo riporta in un interessante articolo il corrispondente da Berlino, Roberto Giardina, di Italia Oggi: per farla breve, spariscono i mini jobs tedeschi. I mini jobs – invenzione dell’ex Cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schröder, nel 2003 – sono, anzi erano un lavoro al nero autorizzato allo scopo di non soffocare con le tasse chi fa piccoli lavori. Compensi senza alcuna trattenuta che dalla cifra di 450 euro al mese sono saliti fino a 603. Si guadagnava un extra senza sommarlo al proprio reddito, per circa 40 ore al mese, scegliendo l’orario e i giorni desiderati. A quei tempi la Germania era in panne a causa della riunificazione e, da qui, l’idea di un lavoro extra come camerieri o sorveglianti all’Oktoberfest o nei mercatini di Natale, in cui si cimentavano anche i poliziotti. A utilizzarli di più, soprattutto le donne, che potevano così dividersi tra obblighi familiari e lavoro. Ma poi è arrivato il “ma”: con un sistema pensionistico le cui casse sono in rosso, con pensionati che vivono più a lungo e con il calo delle nascite sono sempre meno i tedeschi in attività che pagano i contributi per gli anziani. Senza tralasciare che qualcuno, addirittura, è arrivato a svolgere due, o perfino tre mini jobs, invece di un lavoro regolare. Anche dal lato delle aziende c’era una certa convenienza a ricorrere ai mini jobs, erano preferibili quelli al posto di assunzioni di dipendenti con contratti regolari. Con il rischio, però, di far sparire migliaia di piccole aziende. Insomma, la stagione è terminata e adesso la Germania si appresta anche ad una riforma delle pensioni.