Nonostante tutto, in barba a tutti, la nostra economia va. Record occupazione, crescita costante, tenuta di export e turismo
Non fatevi buttare facilmente giù, anzi. Chi dice che l’Italia va male o non sa i numeri o li vuole, strumentalmente, censurare. Iniziamo da oggi: l’Istat rileva che, su base annua, l’occupazione cresce con 228mila occupati in più, grazie ai dipendenti permanenti (+275mila) e agli autonomi (+198mila), mentre a maggio 2026 il tasso di disoccupazione scende al 5% (-0,1 punti). Al punto che Confcommercio ammette, pur evidenziando la persistente debolezza delle componenti donne e giovani, che: «l’occupazione oscilla attorno a un trend moderatamente crescente, sui massimi di sempre» e che l’aumento dell’occupazione permanente è segno che «le imprese continuano a guardare con un certo ottimismo al futuro». Sì, è vero siamo circondati da una crisi globale che ci mette in allarme in termini di inflazione (attualmente alta, 3%, ma in calo) e di costi, quindi di stipendi in affanno, a causa dei prezzi all’energia, ed è altrettanto vero che in termini di AI l’Italia sconta dei ritardi importanti, ma pensiamo al fatto che nel 2025 è stato il Mezzogiorno a trainare la crescita economica e occupazionale del Paese. Sempre secondo l’Istat, la produzione industriale italiana ha registrato una ripresa, segnando un aumento congiunturale dello 0,5% ad aprile 2025, con una crescita tendenziale dell’1,3% su base annua, dove i settori trainanti si chiamano farmaceutica, elettronica e macchinari. Dal nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti, che analizza l’evoluzione dell’export italiano nel nuovo contesto geoeconomico internazionale – sempre dati di oggi – emerge che, «nonostante il deterioramento del quadro globale», «l’Italia registra una significativa tenuta dell’export nazionale, che nel 2025 ha raggiunto 643 miliardi, in crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume, con una performance migliore rispetto ai principali partner europei». Il PIL italiano ha mostrato una crescita moderata ma stabile. Le stime di Istat indicano una crescita del PIL reale dello 0,5% nel 2025 e prevedono un aumento dello 0,7% sia per il 2026 sia per il 2027. Dunque, ciò che oggi sostiene il premier Giorgia Meloni non è soltanto per sentimento di orgoglio nazionale o per propaganda. Quando afferma che «la grandezza dell’industria italiana è la sintesi tra le intuizioni degli imprenditori, la visione strategica dei manager, il dinamismo dei lavoratori, la capacità delle imprese di generare valore sociale nei territori» e che «questa sintesi consente al nostro sistema economico e produttivo di crescere, di resistere alle crisi e di ripartire con ancora più slancio dopo ogni battuta d’arresto» dice delle verità. È di chi le nega che bisognerebbe domandarsi il perché.