di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Il welfare aziendale rappresenta una delle trasformazioni più significative del mondo del lavoro contemporaneo e i nuovi dati del Rapporto Welfare Index PMI 2026 di Generali ne confermano un uso crescente da parte delle imprese, che lo considerano un investimento utile per garantire qualità del lavoro, produttività e competitività. Secondo il Rapporto, il 76,5% delle piccole e medie imprese ormai ha superato il livello medio di welfare aziendale, mentre la quota di quelle con un livello alto o molto alto è più che triplicata nell’ultimo decennio, passando dal 10,3% del 2016 al 33,9% del 2026. Un’evoluzione che merita attenzione e che dimostra come il benessere delle persone sia sempre più riconosciuto come fattore strategico per la crescita delle aziende e dell’intero sistema economico. Investire nella salute, nella formazione, nella conciliazione tra vita e lavoro, nella previdenza complementare e nel sostegno alle famiglie significa costruire luoghi di lavoro più inclusivi, partecipativi e capaci di affrontare le sfide poste dall’innovazione tecnologica e dai cambiamenti demografici. Il Rapporto evidenzia, poi, che le imprese più attente al welfare registrano migliori risultati economici, una produttività superiore del 20% rispetto alla media, maggiore capacità di attrarre giovani talenti e una più elevata crescita occupazionale. Un elemento positivo, quindi, un modo per aumentare, di fatto, il tenore di vita dei lavoratori, anche se, è bene ribadirlo, la retribuzione resta il primo strumento di valorizzazione del lavoro e di tutela della dignità della persona e il welfare aziendale deve essere complementare, mai alternativo, sia rispetto alle politiche salariali che alle tutele garantite dal sistema pubblico. Da considerare, poi, il tema della differenza tra le imprese medio-grandi e le piccole e tra i diversi comparti produttivi nell’accesso al welfare aziendale e per questo è indispensabile rafforzare la contrattazione collettiva e la bilateralità, strumenti che consentono di estendere le prestazioni di welfare e di adattarle ai bisogni concreti dei lavoratori, evitando nuove disuguaglianze. Nel complesso, il welfare aziendale, comunque, rappresenta un nuovo modello di sviluppo positivo, che mette al centro la persona e che conferma una convinzione da sempre sostenuta dall’Ugl, nell’ottica del superamento della visione improntata sulla contrapposizione fra capitale e lavoro: la qualità dell’occupazione e la competitività non sono obiettivi contrapposti, ma possono rafforzarsi reciprocamente quando si investe sulle persone e sul benessere diffuso. Anche in questo ambito, il dialogo sociale continua a rappresentare la chiave per costruire un modello di sviluppo equilibrato. Le misure di welfare producono risultati duraturi quando nascono dal confronto tra imprese e rappresentanze dei lavoratori, valorizzando la partecipazione e la responsabilità condivisa. Solo attraverso relazioni industriali moderne e collaborative è possibile individuare soluzioni capaci di coniugare sostenibilità economica, crescita produttiva e coesione sociale.