Ecco a voi il dazio sui piccoli pacchi. Tre euro su quelli al di sotto dei 150 euro provenienti da Paesi terzi
Ma così non si rischia di colpire prima di tutto i consumatori? Da oggi, 1° luglio, entrano in vigore i dazi Ue da 3 euro (circa) contro l’invasione dei pacchetti provenienti (soprattutto) dalla Cina con l’addio all’esenzione dalle tasse per i pacchi al di sotto dei 150 euro provenienti da Paesi terzi. Il dazio è temporaneo e forfettario sugli acquisti spediti direttamente ai consumatori, soprattutto sulle grandi piattaforme cinesi come Shein e Temu. Il prelievo non sarà applicato per pacco ma per “voce” doganale, quindi, se un solo invio contiene più categorie di prodotti, il dazio potrà scattare più volte. Inoltre, da novembre arriverà anche il contributo per la gestione doganale, la “handling fee”, destinata a coprire i costi crescenti dovuti ai controlli. È un giro di vite mirato contro gli squilibri macroeconomici e, in particolare, contro il surplus cinese che sarebbe generato dagli ingenti sussidi pubblici cinesi a favore delle esportazioni e da un cambio di valuta che vedrebbe lo yuan tenuto basso per sostenere l’export. L’altra logica, comprensibile, è la seguente: arginare l’invasione asiatica (tra Shein, Temu e Alibaba) dei mini-pacchi acquistati online nello shopping europeo; logica che ha creato qualche frizione tra Bruxelles e Pechino sugli squilibri commerciali. È vero che questi siti propongono prodotti a costi così bassi da diventare insostenibili per le imprese che producono in Europa, perché possono godere di regole meno stringenti sulle tutele relative all’ambiente e ai lavoratori. I prodotti, inoltre, sono di scarsa qualità e creano, non solo ipotetici, ma pratici danni in termini ambientali. Detto ciò, esistono anche i consumatori e, tra di essi, probabilmente quella quota di working poors – fenomeno che in UE (dati della Commissione UE) rappresenta circa l’8,2% della forza lavoro e che riguarda oltre 19 milioni di persone, che vivono in nuclei familiari con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano nazionale – che perderanno un’occasione di risparmio o di, una volta tanto, spericolato-compulsivo consumo. Neanche la classe media si salverebbe, visto che l’aumento del costo finale e l’applicazione del dazio potrebbe colpire direttamente il consumatore, il quale, magari, continuerà a comprare, ma a un pezzo più alto. C’è anche dell’altro, il “dazio sui pacchi”- così viene chiamato – può essere facilmente aggirato attraverso magazzini e hub logistici con sede in Europa. Fenomeno che ha un nome ovvero “warehousing”, cioè la realizzazione di grandi magazzini in Ungheria e Polonia da parte di aziende cinesi di e-commerce per stoccare le proprie merci e distribuirle da lì, nel tentativo di aggirare le tasse. Possibile che la Bce vede “timori” di crescita dell’inflazione soltanto quando è in gioco la dinamica dei salari?