L’appello di Papa Leone XIV, che nei giorni scorsi aveva invitato la Fraternità Sacerdotale San Pio X, è rimasto inascoltato

La Chiesa cattolica è scossa da un terremoto. Ad Econe, in Svizzera, si è consumato uno scisma. A innescarlo è stata la decisione di monsignor Alfonso de Galarreta, appartenente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’organizzazione fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre, e di monsignor Bernard Fellay di consacrare quattro nuovi vescovi, nonostante l’invito a desistere di Papa Leone XIV. «Siamo accusati di non amare il Papa, siamo accusati di non rispettarlo, ma proprio perché amiamo il Papa come Vicario di Cristo» noi «non vogliamo più vedere il Papa umiliato, messo sullo stesso piano dai falsi pastori», ha detto il Superiore della Fraternità San Pio X del cristianesimo lefebvriano, don Davide Pagliarani, nell’omelia della messa. «Perché non veniamo capiti? Il problema è che parliamo due lingue diverse. Noi parliamo la lingua della fede, il linguaggio della tradizione» e «davanti a noi troviamo un linguaggio che parla di altre cose, il linguaggio dell’inclusione, del dialogo, dell’accompagnamento. Noi invece vogliamo la fede. Poi certo nella fede dialoghiamo con le persone per convertirle», ha sottolineato don Pagliarani. Non è il primo episodio scismatico che coinvolge la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Esattamente 38 anni fa, il 30 giugno del 1988, Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza l’autorizzazione dell’allora Pontefice, Giovanni Paolo II. Nei giorni successivi, la Santa Sede scomunicò Lefebvre, il vescovo co-consacrante Antonio de Castro Mayer e dei quattro nuovi vescovi: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, protagonista di queste ore. «Un atto di disobbedienza», fu il commento di Giovanni Paolo II. Il primo scisma fu risolto dalla decisione di Benedetto XVI di revocare la scomunica.