Possibile l’accesso alla dirigenza dei dipendenti che hanno fatto un determinato percorso
Via libera definito del Senato al disegno di legge firmato dal ministro Paolo Zangrillo, che riforma le norme che regolamentano l’accesso alla carriera dirigenziale e la valutazione della performance nella pubblica amministrazione. Il provvedimento, inserito fra le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza, era atteso da tempo per l’impatto che esso può avere sul presente, ma anche sul futuro di una buona parte degli oltre 3,3 milioni di dipendenti pubblici. L’accesso alla dirigenza sarà possibile per il 30% anche attraverso una progressione di carriera e non soltanto con concorso. Si tratta di un passaggio fondamentale, che risponde anche alle richieste avanzate negli anni dalle federazioni di categoria dell’Ugl, le quali hanno spesso evidenziato il rischio di non valorizzare il merito e l’impegno delle persone. Per poter aspirare al ruolo dirigenziale, il dipendente pubblico dovrà aver maturato almeno cinque anni nell’area funzionari o due nelle elevate qualificazioni. Il percorso verrà valutato da una commissione indipendente, composta in parte da esperti esterni, mentre sono previste delle prove scritte e orali. Il passaggio alla dirigenza non sarebbe, però, automatico, in quanto il primo incarico avrebbe una durata al massimo triennale, rinnovabile una volta. Decorsi quattro anni, previa valutazione positiva, il dipendente viene inserito nei ruoli della dirigenza.