di Francesco Paolo Capone
Iniziamo col dire che “in un Paese normale” – tanto per utilizzare l’espressione storica “di uno di sinistra” come l’ex Presidente del Consiglio e leader del PDS Massimo D’Alema – non dovrebbe essere necessario per un premier doversi esporre per l’apertura di un dibattito al fine di preparare la strada all’ipotesi – perché prima deve arrivare l’esito positivo alle prossime elezioni politiche a favore del centrodestra – di un presidente della Repubblica «non di sinistra», riuscendo a sollevare con tale legittimo auspicio un polverone mediatico.
Il secondo aspetto, forse peggiore, che non stupisce ma è comunque da evidenziare, è che i contrari all’apertura della sede del Quirinale a esponenti politici «non di sinistra» argomentano quasi tutti alla stessa maniera e cioè che con le sue parole «Meloni svela il vero prossimo obiettivo delle elezioni», perché «a Giorgia Meloni interessa soltanto il proprio potere». Incredibile, davvero, che una donna di centrodestra – tra l’altro la prima in Italia ad essere presidente del Consiglio – possa avere l’ambizione per sé e/o per suoi compagni di partito o di coalizione o per esponenti che, genericamente, si collocano tra il centro e la destra, di ricoprire un giorno la carica più elevata del nostro sistema politico ovvero quella di Capo dello Stato! Chi non è di sinistra – è costretta a spiegare Meloni ai non senzienti – «non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti» (ma guarda un po’!) di uno di sinistra e di conseguenza può legittimamente puntare anche al Colle più alto. «Sarebbe la chiusura del cerchio, l’affermarsi «di una cosa banalissima». Una cosa banalissima che nella nostra democratica Repubblica sta suscitando polemiche.
Invece di lanciarsi in anatemi e/o in previsioni sul futuro e, incoerentemente, di continuare a dare fiato alle trombe a favore del presidente di “Futuro Nazionale”, Roberto Vannacci, al solo scopo di mettere in difficoltà il centrodestra, rischiando – non dal nostro punto di vista, ma di chi ha sempre in testa la dicotomia “fascismo”, “antifascismo” – di spostare ancora di più a destra il prossimo governo, il centrosinistra dovrebbe iniziare a domandarsi se sia giunto il momento di trovare idee, visioni, progetti, programmi per il bene del Paese.
L’Italia, la nostra Nazione, merita un dibattito migliore, merita un’opposizione all’altezza delle sfide enormi che, mentre si fanno squillare le solite sirene di allarme per la tenuta democratica del Paese, vanno dalla transizione energetica – e qui la sinistra ancora si oppone al nucleare e si è, lei sì, inginocchiata, al dictat “estero” dell’auto elettrica – all’innovazione tecnologica guidata dall’AI, passando per le dinamiche demografica e la necessità di individuare nuovi modelli produttivi.