di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La proposta di introdurre una nuova tassa patrimoniale rilanciata dalla Cgil rappresenta una risposta sbagliata a problemi reali, perché, specie in una fase storica caratterizzata da profonde trasformazioni economiche e dall’incertezza dei mercati internazionali, immaginare di aumentare ulteriormente la pressione fiscale su cittadini e imprese significa percorrere una strada che rischia di allontanare il Paese dagli obiettivi di crescita di cui ha bisogno. Un’idea, quella di Landini, che sembra ancorata a una visione ideologica, che ha già dimostrato essere controproducente: continuare a leggere le dinamiche dell’economia attraverso la lente del conflitto tra capitale e lavoro non aiuta a costruire risposte efficaci alle sfide che abbiamo di fronte, mentre, invece, è necessario agire con pragmatismo, per rendere l’Italia un Paese capace di attrarre e non certo respingere gli investimenti, se veramente si intende rafforzare la quantità e qualità della nostra occupazione e sostenere il nostro welfare. La crescita economica, la tutela dell’occupazione e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori non sono, infatti, obiettivi alternativi tra loro, ma elementi che riescono a procedere solo insieme. Solo favorendo lo sviluppo si riesce a generare un benessere diffuso, per tutte le fasce della popolazione. Per questo, per l’Ugl, la leva fiscale va utilizzata per favorire, non per penalizzare, la creazione di ricchezza, da tassare, naturalmente, nell’ambito di quel principio di progressività sancito dalla Costituzione, ma con equità e giustizia sociale, attraverso un sistema capace di distribuire in modo bilanciato il carico tributario, senza scoraggiare chi produce valore e senza compromettere la competitività. Piuttosto che introdurre nuove tasse, sarebbe opportuno intervenire con decisione sulla qualità della spesa pubblica, eliminando sprechi, inefficienze e rendite improduttive che continuano a sottrarre risorse preziose alla collettività. È su questo terreno che si misura la capacità della politica di utilizzare in maniera corretta le risorse disponibili, garantendo servizi migliori ai cittadini senza aumentare un peso fiscale già alto. In questa prospettiva, bisogna rafforzare il percorso intrapreso con il taglio del cuneo fiscale e contributivo. La scelta di renderlo strutturale rappresenta un segnale importante che va consolidato. Ridurre il costo del lavoro significa infatti sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, favorire nuove assunzioni e rendere più competitivo il sistema produttivo ed i risultati registrati sul fronte occupazionale dimostrano che questa è la direzione giusta. Nel complesso, va creato un contesto favorevole alla crescita, evitando ulteriori aumenti della pressione fiscale, con una riforma organica del sistema tributario fondata su equità, semplificazione e sostegno allo sviluppo. Un obiettivo che può essere raggiunto soltanto attraverso un confronto serio, pragmatico e responsabile tra tutte le parti sociali, nell’interesse dei lavoratori, delle imprese e del futuro del Paese.