Starmer si è dimesso. Si apre una “nuova” fase di incertezza. Cremlino: «È un messaggio per i politici guerrafondai Ue»

Secondo alcuni analisti si aprirà una nuova fase di incertezza economica e politica, anche in Europa. Oggi il premier britannico, Keir Starmer, ha annunciato le sue dimissioni in un punto stampa all’esterno di Downing Street. «La domanda che sta facendo il mio partito adesso è se io sono la persona per guidarlo verso le prossime politiche: la mia decisione è quella di mettere al primo posto il Paese. Questa è la regione per cui do le mie dimissioni, ho parlato questa mattina con Sua maestà che le ha accettate».  La scelta coincide, peraltro, con il decennale della Brexit, che, secondo uno studio del National Bureau of Economic Research, ha portato il Pil del Regno Unito a calare del 6-8%, gli investimenti a diminuire del 12-13%, l’occupazione a scendere del 3-4% e la produttività a ridursi del 3-4%. Dopo 10 anni, si fa strada un nuovo movimento, il “Rejoin Ue” che ha come obiettivo quello di per rientrare in Europa; tuttavia, secondo il Financial Times «l’élite decisionale del continente rimane diffidente nei confronti del ritorno del Regno Unito nell’Unione». Qui arriviamo a Nigel Farage, leader del partito filo-Trump Reform UK, che ha chiesto elezioni anticipate: «Se il Labour pensa di poter piazzare un altro politico di professione al n°10, si sbaglia di grosso». In effetti, nel campo laburista è già in atto la successione: le candidature per chi sarà la nuova guida del Labour si apriranno tra due settimane e il favorito indiscusso e solido è Andy Burnham, 54 anni, ex sindaco di Manchester, appena eletto a larghissima maggioranza parlamentare e quindi legittimato a candidarsi alla guida del partito e del Governo. Nel discorso d’addio davanti a Downing Street, Starmer ha dichiarato: «Darò al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno». Entro luglio, Andy Burnham dovrebbe succedergli formalmente e, quest’ultimo, secondo la stampa britannica, varerà un piano economico che prevede la ripresa del controllo statale dei servizi. I problemi sono comuni: «Per milioni di famiglie, le spese di base non negoziabili – affitto, bollette energetiche, spese idriche, trasporti, costi dell’assistenza – assorbono ormai una quota così elevata del loro reddito che l’insicurezza è diventata una condizione permanente». Anche se l’impegno di Burnham per il controllo pubblico dei servizi di pubblica utilità non prefigura necessariamente la nazionalizzazione completa, un maggiore indebitamento pubblico è considerato dagli analisti l’esito probabile del passaggio di consegne. C’è un altro effetto che ci riguarda più da vicino: con le dimissioni di Starmer viene a mancare in convinto difensore delle ragioni dell’Ucraina e, quindi, del sostegno a Kiev contro la Russia. Non a caso sia von der Leyen sia Zelensky lo hanno ringraziato per l’appoggio fornito alla causa.