Condizioni fiscali più vantaggiose spingono le intese; resta un gap al Sud
Numeri in crescita sul versante degli accordi collettivi di produttività. L’ultimo report del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con i dati aggiornati al 15 giugno, evidenzia, infatti, una copertura pari ad oltre 3,8 milioni di lavoratori e di lavoratrici del settore privato. Si tratta un risultato sicuramente apprezzabile, ma ancora minoritario, considerando che parliamo di una platea inferiore al 25% del totale. Il valore medio annuo del premio è di 1.812,36 euro. Il dato è in crescita sia rispetto al mese precedente (+16,71 euro) che, soprattutto, con riferimento a dicembre 2025 (+207,12 euro). Del resto, questo incremento era stato messo in preventivo anche per effetto delle importanti novità che sono state introdotte con l’ultima legge di bilancio. Il governo, venendo incontro pure alle richieste di Ugl e di altre sigle sindacali, ha, infatti, innalzato la quota di reddito detassabile a 5mila euro con aliquota all’1%. I contratti collettivi attivi a giugno sono 13.677, in aumento di 1.364 unità su base mensile, pari a circa il 10% in più. Su base annua, si registra un incremento dei contratti aziendali, ma anche un crollo di quelli territoriali, cosa che finisce per accentuare il forte differenziale territoriale, che premia la Lombardia e il Nord in generale e penalizza il Mezzogiorno. Rispetto al settore, il 65% degli accordi è nel servizi; segue l’industria.