di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Anche stavolta i dati diffusi da Svimez delineano un quadro incoraggiante per il nostro Sud. Per il quarto anno consecutivo, infatti, il Mezzogiorno registra una crescita superiore alla media nazionale: +0,7% nel 2025 contro il +0,5% del Centro-Nord. Un risultato che non si vedeva dai tempi del boom economico e che conferma come il Sud non rappresenti più soltanto un’area da sostenere, ma un vero patrimonio strategico per lo sviluppo dell’intero Paese. Le performance di regioni come Abruzzo (+1,9%), Sardegna (+1,1%), Campania (+0,9%) e Calabria (+0,8%) dimostrano che, quando si attivano investimenti, infrastrutture e politiche mirate, il Mezzogiorno è in grado di esprimere energie produttive, capacità imprenditoriali, capitale umano e competenze di grande valore. Un potenziale che, se sostenuto con continuità e visione strategica, può contribuire in modo decisivo alla crescita dell’economia nazionale. Questi numeri testimoniano inoltre l’efficacia delle misure adottate per restituire centralità alle regioni meridionali, a partire dagli investimenti del Pnrr e dagli strumenti di sostegno all’occupazione, come gli esoneri contributivi destinati ai giovani, alle donne e ai lavoratori delle aree ricomprese nella Zes Unica. Una direzione che va mantenuta e rafforzata. In questa prospettiva, infrastrutture strategiche come il Ponte sullo Stretto di Messina possono rappresentare un volano per l’economia, l’integrazione dei territori e la modernizzazione del sistema logistico nazionale. La posizione geografica del Mezzogiorno costituisce, infatti, un vantaggio competitivo unico e il Sud può diventare il principale hub logistico del Mediterraneo e uno dei poli più avanzati della transizione energetica europea. Per raggiungere questo obiettivo resta, però, imprescindibile il superamento del divario infrastrutturale, con, oltre al Ponte, anche il potenziamento dell’Alta Velocità, dei porti, delle reti digitali e dei collegamenti intermodali. Un grande piano di opere pubbliche capace di accrescere la competitività del sistema produttivo, rafforzare le connessioni con il resto del Paese e generare importanti ricadute occupazionali. Bisogna, poi, accompagnare gli investimenti materiali con una forte politica di formazione e qualificazione professionale, sostegno alla ricerca e all’innovazione. Non solo creare competenze, ma trattenere e valorizzare quelle che già ci sono, contrastando la fuga dei cervelli, offrendo ai giovani un’occupazione di qualità, con opportunità concrete nei territori in cui sono nati e si sono formati. Il Mezzogiorno può e deve diventare uno dei motori della competitività italiana ed europea. Bisogna consolidare il percorso avviato, puntando su investimenti, innovazione e valorizzazione delle eccellenze territoriali, perché rilanciare la crescita del Sud, rafforza non solo il Meridione, ma la coesione economica e sociale dell’intera Nazione.