Una road map su un tema decisivo per il futuro dell’Italia
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Le parole di Emanuele Orsini meritano attenzione, perché riportano al centro del dibattito un tema che riguarda, oltre alle imprese, tutto il sistema Paese: quello energetico. Quando il presidente di Confindustria afferma che in questi 500 giorni che ci separano dalla fine della legislatura non si può pensare esclusivamente alla campagna elettorale e che occorre, invece, costruire una visione di lungo periodo, individua una priorità fondamentale, perché sulla questione energetica l’Italia ha bisogno di scelte strategiche e non di interventi dettati dall’emergenza. Se il tema non va affrontato in chiave elettoralistica, è però altrettanto fondamentale comprendere, al di là di ogni ambiguità, quali siano le proposte concrete sull’energia delle coalizioni che si candidano a governare il Paese nell’autunno 2027. Andando oltre dichiarazioni di principio o formule generiche, soprattutto a sinistra, e, invece, mettendo in chiaro obiettivi, date e cifre da investire nella politica energetica, sul ruolo delle diverse fonti, nucleare compreso, sugli approvvigionamenti, sulle infrastrutture e sugli strumenti per sostenere la competitività delle imprese e il benessere delle famiglie. I dati richiamati sul differenziale di costo rispetto a Francia e Spagna evidenziano una criticità che lavoratori e imprese conoscono bene. Pagare l’energia molto più dei nostri principali concorrenti europei significa ridurre la competitività delle aziende, comprimere gli investimenti, rallentare la crescita e mettere a rischio l’occupazione. Una situazione che va affrontata con una programmazione a lungo termine, che va necessariamente oltre la legge di bilancio 2026 e investe direttamente chi governerà nel prossimo futuro. Servono investimenti nelle infrastrutture energetiche, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, nella diversificazione delle fonti e nella sicurezza degli approvvigionamenti. Allo stesso tempo, è indispensabile che il percorso verso la transizione ecologica sia accompagnato da strumenti capaci di tutelare il tessuto produttivo nazionale, evitando che gli obiettivi ambientali si traducano in un ulteriore aggravio dei costi per imprese e famiglie. Da queste scelte dipendono la capacità del nostro sistema produttivo di competere sui mercati internazionali, la tutela dei livelli occupazionali e le prospettive di crescita delle nuove generazioni. Per questo l’inevitabile confronto politico dei prossimi mesi, invece di essere incentrato su prese di posizione ideologiche e astratte, dovrebbe partire proprio da qui.

Confini
Una boccata d’aria fresca: una traccia originale, non pedissequamente aderente alla cultura mainstream, ma capace di generare condivisioni o critiche. Si tratta di una delle opzioni offerte agli studenti che oggi affrontano la prima prova della Maturità 2026, quella incentrata sul significato delle frontiere — geografiche, morali o generazionali — intese come strumento utile per orientarsi nel mondo, ispirata al pensiero del sociologo ungherese Frank Furedi. Una proposta in grado di stimolare il dibattito, la libertà di pensiero e lo spirito critico.