Si sblocca la vertenza con l’atto di indirizzo delle regioni per il rinnovo del Ccnl
Alla fine, la soluzione che si è trovata è di tipo amministrativo, senza il ricorso ad una legge, che, nel caso specifico, avrebbe avuto la forma di decreto-legge. Come si ricorderà, la scorsa settimana aveva suscitato scalpore la decisione del ministro Orazio Schillaci di accantonare l’ipotesi di ricorso alla legge dello Stato per regolamentare l’impiego di medici di base all’interno delle oltre mille Case di comunità, previste nell’ambito della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il passaggio da professionisti in convenzione a dipendenti pubblici non era piaciuta ai sindacati professionali di categoria che avevano minacciato lo sciopero. Davanti a questo rischio anche Cgil, Cisl, Uil e Ugl avevano chiesto di arrivare ad un punto di mediazione fra le aspettative dei medici e le esigenze della popolazione. Tale punto di mediazione si è raggiunto con l’atto di indirizzo che le regioni e le province autonome hanno dato alla struttura tecnica che andrà a trattare il rinnovo del contratto collettivo della categoria. Ogni medico dovrà garantire una disponibilità di sei ore settimanali per un totale di 48 settimane all’anno, con la necessità, quindi, di riorganizzare i servizi, sulla base delle disponibilità. Anche i pediatri di libera scelta hanno dato la loro disponibilità ad assicurare il servizio, come pure i medici ospedalieri e altre figure sanitarie specialistiche.