Italia 2026: quelli che… impantanati tra fascismo e antifascismo

Come equivocare le parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio: «È proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini», se non per ipocrisia? Una dichiarazione che nasce dalle nuove modalità di iscrizione all’edizione 2026 della fiera “Più Libri Più Liberi”. Da quest’anno, infatti, per essere tra gli espositori della fiera nazionale della piccola e media editoria (dal 4 all’8 dicembre 2026), il regolamento richiede la sottoscrizione di un nuovo allegato in cui si dichiara, sotto la propria responsabilità, di «aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani; riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana». Una soluzione scelta dagli organizzatori per evitare il replicarsi di tensioni dovute, lo scorso anno, alla presenza in fiera della casa editrice “Passaggio al bosco”, intorno alla quale si sono concentrate forti contestazioni (più esterne che interne alla fiera) a causa di alcune sue pubblicazioni definite dagli antifa’ vicine all’area dell’estrema destra neofascista. Contestazioni che hanno portato, come diretta conseguenza, all’esaurimento di tutti i volumi portati in fiera da “Passaggio al bosco”.
Per tornare alle parole di Nordio, tante polemiche ha suscitato il seguente passaggio: «Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini». Alle opposizioni e all’Anm deve essere andato di traverso il fatto che Nordio abbia usato il riferimento “Mussolini” per identificare il periodo storico a cui è effettivamente nato il Codice Rocco, contestando in particolare che lo stesso sia «il libro più importante della nostra giustizia». Il Guardasigilli, di conseguenza, è stato costretto a spiegare di non aver lodato il Codice Rocco, ma di averlo definito «fascista» e di averne da sempre auspicato l’abolizione. Bisogna, infatti, sapere che Nordio, tra il 2002 e il 2006, fu presidente della Commissione per la riforma proprio del Codice Rocco, riforma rimasta nel cassetto.
Di “patentino antifascista”, invece, ha parlato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, stigmatizzando l’iniziativa dei piccoli e medi editori: «Le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero». Altra ondata di polemiche. Per non parlare della levata di scudi dentro e intorno alla Rai che ha suscitato la lunga intervista a Telenord di Gian Marco Chiocci, direttore della “più istituzionale” testata Rai, in cui si è raccontato affermando: «Io sono profondamente di destra, ma sono prima di tutto un giornalista»; e, sul rapporto con il premier Giorgia Meloni, «la conosco da tanto tempo, la stimo molto, sono grato anche a lei per essere arrivato qua», «lei sul tg non mette becco, si fida. Tranne qualche politico nessuno mette più becco». Che qualche politico metta ancora becco è risultato meno grave del fatto che il premier non metta becco.
Dunque, è ancora necessario per i “democratici della prima ora” incollare su idee, opinioni, libri e persone delle etichette (in particolare “destra uguale fascismo”) e, soprattutto, impedire a chi ne ha il coraggio di esprimere la propria “non allineata” e inconsueta verità.