di Francesco Paolo Capone

L’accordo tra Usa e Iran, di cui già circolano alcune “copie” diffuse da Bloomberg e Al Arabiya, che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera tra Teheran e Washington, che sia «vago», come sostengono alcuni, o meno, ha già prodotto degli effetti positivi.
Il testo, secondo il Wall Street Journal, consentirebbe a Teheran di vendere subito il petrolio, già da venerdì stesso, dopo la firma dell’accordo, attraverso deroghe alle sanzioni quale incentivo economico immediato offerto all’Iran per mettere fine alla guerra.
L’annuncio dell’accordo e, soprattutto, la prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz, già da qualche giorno, hanno rappresentato un segnale incoraggiante per la stabilità internazionale e per l’economia globale. Si tratta di sviluppi che stanno già contribuendo ad allentare le tensioni sui mercati energetici, come dimostra il calo registrato dal prezzo del petrolio negli ultimi giorni. D’altronde, i fatti e gli sviluppi che riguardano l’economia sono condizionati da aspetti psicologici: come proclamava spesso l’ex presidente Silvio Berlusconi, l’ottimismo incentiva le spese di singoli e famiglie e gli investimenti delle imprese. Già in questi giorni, stiamo assistendo ad un tenue ma costante cambiamento di clima, dopo mesi di forti tensioni e prospettive in negativo, senza un chiaro segnale di uscita dal tunnel.
La diminuzione delle quotazioni del greggio e la prospettiva di una piena normalizzazione delle forniture energetiche possono avere ricadute positive per famiglie e imprese, favorendo una riduzione dei costi legati all’energia e ai trasporti e alleggerendo la pressione inflazionistica. Ogni segnale di rafforzamento della stabilità economica, dunque, va accolto con favore, poiché implica un incremento del potere d’acquisto dei salari e, quindi, l’UGL proprio in tal senso e in tal prospettiva incoraggia e sostiene il raggiungimento dell’accordo stesso. Soprattutto perché la stabilità dei mercati energetici rappresenta un elemento strategico per sostenere la competitività del sistema produttivo e migliorare le condizioni economiche dei lavoratori e delle loro famiglie. Certo, alcune zone d’ombra restano, come, ad esempio, il “non gradimento” – per usare un eufemismo – da parte dello Stato di Israele.
Ma, in ogni caso, economicamente e psicologicamente parlando, ci auguriamo che il percorso di dialogo e cooperazione internazionale possa consolidarsi, contribuendo a garantire sicurezza, crescita e occupazione.