Sulla pace, come Borse e Bce “scommettono” diversamente. Francoforte ha aumentato i tassi. Piazza Affari positiva come le “colleghe” europee
Abbiamo «vinto la guerra… ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran». È questa la dichiarazione rilasciata stamattina dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a La7 in una conversazione telefonica con Daniele Compatangelo, riportata questa mattina a Omnibus da Alessandra Sardoni. In attesa – sì perché il presidente Usa ci ha abituato ai colpi di scena – di avere conferme tangibili sulla possibilità concreta di una pace e di una riapertura dello Stretto di Hormuz, auspicata da tutti, da famiglie, lavoratori e imprese sfiniti economicamente, dalla terza crisi del Golfo, è interessante vedere come alcuni operatori del mondo finanziario stanno, indirettamente, smentendo o confermando lo scenario di pace annunciato da Trump stamattina. In ordine di tempo, viene la Bce o, meglio, il Consiglio direttivo che ieri dichiarato una scelta molto netta, per molti discutibile, e cioè il rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, che porta il costo del denaro al 2,25%, cosa che non avveniva da settembre 2023. Premesso che è stato già detto che si tratta di un salasso per prestiti e mutui, secondo la presidente, Christine Lagarde, si tratta di un «segnale», perché «aspettare ancora sarebbe stato più rischioso che agire». Aspettare cosa? Che cambiasse lo scenario internazionale. La guerra in Iran, che, evidentemente, a Francoforte nessuno considera più un “episodio transitorio”, continua a pesare sull’energia, sulle catene logistiche e, ovviamente, sull’inflazione, che è il “mostro” contro cui la Bce è sempre determinata a combattere. Secondo le nuove proiezioni, il nuovo scenario sarà il seguente: inflazione al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, ben sopra le attese pre-crisi, mentre il ritorno al fatidico target del 2% viene spostato addirittura al 2028. L’inflazione resterà sopra il target fino alla prima metà del prossimo anno, ciò significa che per la Bce sarà una discesa lenta, irregolare e piena di ostacoli. I mercati finanziari, invece, sembrano pensarla oggi in senso opposto. Piazza Affari è partita stamattina con segno positivo, crescendo sostanzialmente in linea con l’Europa dell’1,3% con l’indice Ftse Mib trainato dalla banca e da Stellantis, che sale del 4%. Deboli invece, sulla scia del calo del prezzo del petrolio, per l’attesa dell’accordo Usa-Iran Tenaris (-1,6%) e soprattutto Eni, che ha ceduto il 2,1%. Le Borse europee credono alla svolta nella guerra in Iran aprendo la seduta di slancio, dopo le dichiarazioni di Trump. Del resto, cresce anche l’attesa per il debutto di SpaceX a Wall Street: gli strumenti quotati sui mercati non regolamentati indicano un debutto boom, con rialzi del 35%. Ma questa è un’altra storia.