Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, è fra le principali cause del gap Italia-Ue
Il mercato del lavoro nel nostro Paese è chiamato a fare i conti con due emergenze: la diminuzione delle persone in età lavorativa e la ridotta produttività, aspetto, quest’ultimo, che si riflette negativamente anche sulla tenuta degli stipendi. È questo quello che emerge dalla lettura del report annuale dell’Ufficio parlamentare di bilancio, con i dati aggiornati al 2025. Si tratta di aspetti conosciuti, sollevati più volte dalla Ugl e dalle altre sigle sindacali in occasione delle varie audizioni parlamentari. Venendo ai numeri, il 2025 si è chiuso con un incremento di 180mila occupati, proseguendo così una tendenza in atto dal 2022. L’Ufficio parlamentare di bilancio, però, osserva pure una contrazione delle persone in età lavorativa pari a poco più di 70mila unità, in un contesto nel quale permane un’ampia fetta di inattività che coinvolge oltre 12 milioni di persone, due terzi dei quali donne. Molto alta l’inattività anche fra i lavoratori con oltre 50 anni di età. La scarsa produttività, prosegue il report, è una delle cause che, ad oggi, hanno ancora impedito il pieno recupero del potere d’acquisto dei salari. Nonostante l’incremento medio del 3,1% degli stipendi, che si è registrato nel 2025, le retribuzioni orarie di fatto scontano ancora un differenziale rispetto al 2020. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il saldo, in media, è negativo per otto punti percentuali.