Con il decreto primo maggio più garanzie per favorire i rinnovi, obiettivo: salari più alti
di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Le misure introdotte dal Decreto 62/2026, il cosiddetto “Decreto 1° Maggio”, in fase di conversione in legge, dopo l’ok della Camera, anche al Senato, entro la data conclusiva del 29 giugno, rappresentano un segnale importante per il mondo del lavoro e per milioni di lavoratori che attendono da tempo risposte concrete sul fronte dei salari e della qualità dell’occupazione. In particolare, la previsione di un meccanismo automatico di adeguamento retributivo in caso di ritardo nel rinnovo dei contratti collettivi nazionali costituisce un elemento di forte attenzione verso la tutela del potere d’acquisto delle famiglie. Come Ugl abbiamo sempre sostenuto che la contrattazione collettiva debba restare il principale strumento per garantire salari adeguati, diritti e condizioni di lavoro equilibrate. La scelta di prevedere, dopo nove mesi dalla scadenza del contratto, un incremento automatico pari al 50% della variazione dell’Ipca al netto dei beni energetici importati rappresenta una risposta concreta al problema dei rinnovi tardivi, che negli ultimi anni ha interessato numerosi comparti produttivi. L’obiettivo deve essere quello di evitare che i lavoratori restino per lunghi periodi privi di adeguamenti economici mentre il costo della vita continua a crescere. Al tempo stesso, il meccanismo introdotto dal decreto non sostituisce la contrattazione, ma la rafforza, incentivando le parti sociali a raggiungere accordi nei tempi previsti e garantendo una tutela economica minima nelle fasi di stallo negoziale. Positivo anche il chiarimento relativo al trattamento economico complessivo, individuato come parametro di riferimento per l’attuazione del principio del salario giusto. Una definizione più precisa delle componenti retributive strutturali contribuisce infatti a rafforzare la trasparenza del sistema e a contrastare fenomeni di dumping contrattuale che rischiano di penalizzare i lavoratori e le imprese che rispettano le regole. L’Ugl considera positivo ogni intervento che rafforzi il lavoro regolare, favorisca il rinnovo tempestivo dei contratti e valorizzi il ruolo delle parti sociali. Tuttavia, la vera sfida resta quella di sostenere la crescita dell’economia, degli investimenti e della produttività, perché solo attraverso uno sviluppo stabile sarà possibile garantire salari più alti, occupazione di qualità e prospettive concrete per lavoratori e famiglie.
LE NOVITÀ
Se il CCNL non viene rinnovato entro nove mesi dalla scadenza, scatta un adeguamento automatico delle retribuzioni pari al 50% della variazione dell’indice IPCA al netto dei beni energetici importati. Poi il Tec, Trattamento economico complessivo, che comprende le principali voci retributive fisse e continuative previste dal contratto collettivo. Stabilito un limite massimo di 12 mesi complessivi per i tirocini all’interno dello stesso gruppo di imprese. Maggiore attenzione ai lavoratori digitali ed alle modalità effettive di svolgimento della prestazione e all’utilizzo di sistemi algoritmici. Infine, viene chiarita la durata massima del lavoro in somministrazione per alcune categorie di lavoratori.