di Francesco Paolo Capone
Con il voto di domenica e di lunedì, si è chiusa questa nuova tornata elettorale amministrativa, al netto del secondo turno che si terrà fra un paio di settimane in Sardegna. Al momento, ancora non sappiamo se queste saranno le ultime elezioni prima delle Politiche del 2027 o se, piuttosto, ci saranno prima le Amministrative; tutto dipende dalle decisioni che saranno prese fra Palazzo Chigi e il Quirinale, se prevedere o meno l’election day il prossimo anno. In attesa che venga sciolto questo nodo, alcune riflessioni si impongono. Se è vero che si è trattato di un voto per eleggere i sindaci, e, quindi, con dinamiche diverse rispetto alle elezioni di Camera e Senato, è pur vero che non mancano spunti di analisi molto interessanti. Alla vigilia, il centrosinistra aveva immaginato il classico cappotto; non a caso, tutti i leader di partito si erano presentati a Venezia, convinti di portare a casa una vittoria. Le cose sono andate in maniera diversa, con il centrodestra che ha saputo vincere, presentando un candidato credibile con un curriculum di amministratore capace, quello che i cittadini chiedono. Del resto, il ritorno di De Luca a Salerno deve essere inquadrato in questo contesto: non ha vinto il centrosinistra – i simboli non erano presenti -, ma l’ex presidente della Regione Campania e già primo cittadino del capoluogo campano. Il centrodestra, ad esempio, si è rafforzato anche in Calabria, in Campania, nella Marche e in Toscana, in territori sovente molto complessi, sempre puntando su candidati capaci. In vista del rinnovo dei consigli comunali di Roma, Milano, Napoli e altri grandi città del 2027, il centrodestra dovrebbe, quindi, porsi alcune domande sulle persone, sui programmi e sulle coalizioni, avendo il coraggio di scegliere dentro e fuori i partiti. I cittadini chiedono di avere amministratori bravi e responsabili, capaci di intercettare i bisogni, dando risposte efficaci, puntuali e, possibilmente, rapide. Che, poi, a ben vedere, è quanto ognuno di noi si aspetta pure dal Presidente del Consiglio. È il profilo scelto dalla premier Giorgia Meloni che punta, da sempre, sulle cose fatte e, soprattutto, su una strategia chiara di riduzione della pressione fiscale soprattutto sui redditi medi e bassi, come dimostra il taglio dell’Irpef. Nei prossimi mesi, verosimilmente, il governo proseguirà sulla strada tracciata con le ultime leggi di bilancio, un percorso che abbiamo condiviso come organizzazione sindacale e che è possibile rafforzare ulteriormente. Dall’altra parte, nel centrosinistra, ancora non è chiaro quale sarà la proposta che verrà messa in campo, in quanto l’impressione è quella di un percorso a strappi, molto umorale con forti mobilitazioni anche su temi lontani dalla vita quotidiana delle persone. Una strategia che può farti vincere un referendum – del resto, la storia referendaria nel nostro Paese dimostra come il Sì o il No siano sempre molto trasversali -, ma che non è detto che poi possa portarti a Palazzo Chigi.