Abodi: «Quello che vorrei è che il 22 giugno, chiunque verrà eletto lo sia in piena legittimità»
Il calcio italiano sta vivendo una fase di transizione, alla vigilia dell’elezione (22 giugno) del nuovo presidente della FIGC, che dovrà rilanciare il movimento dopo i ripetuti fallimenti degli ultimi anni: tre mancate qualificazioni di fila al mondiale rappresentano una macchia indelebile nella storia della Nazionale italiana. Bisogna ripartire. E subito. La nomina del numero uno, che rappresenta il primo step di questo percorso, si è arricchita di una polemica tra i candidati: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, con il secondo che ha chiesto una verifica a Coni e Anac sulla norma del pantouflage, ovvero il passaggio di un dirigente pubblico a incarichi nel settore privato, portandosi dietro le relazioni costruite nel ruolo istituzionale precedente. Il Coni, infatti, è una struttura pubblica, mentre la Figc è privata ed è una delle federazioni riconosciute dal Coni. Secondo la legge, il passaggio può avvenire a 36 mesi di distanza dall’ultimo incarico. Malagò ha lasciato la presidenza del Coni solo 12 mesi fa. «Sono sempre d’accordo quando ci sono intenti e dei fini che sono positivi o propositivi. Sono molto tranquillo», ha replicato Malagò a chi gli chiedeva ieri sera, a margine dei WEmbrace Games 2026, un commento in merito: «Sono due mesi che non solo io ho risposto ma anche persone che sanno bene la genesi di tutta questa storia». Sul tema è intervenuto anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: «Abbiamo fatto quel che ci è stato chiesto di fare dal Parlamento. Aspettiamo che chi ha titolo per esprimere un parere tecnico lo faccia nel rispetto dei tempi e dei titoli. Stiamo solo facendo il nostro dovere, cioè non esprimere parere ma raccoglierli». «Quello che vorrei è che il 22 giugno, chiunque verrà eletto lo sia in piena legittimità», ha concluso il ministro.