Donzelli apre alle preferenze, ma l’opposizione chiude al dialogo. Ciriani: «Respingono il confronto perché si dividerebbero»
Nelle ultime ore si è riacceso il dibattito sulla legge elettorale. Si tratta di uno dei dossier più cari al governo e che sta rivelando l’incapacità delle forze di opposizione di dialogare in modo responsabile con la controparte: ad oggi Pd, M5s, Avs e Iv non hanno avanzato proposte, a differenza della maggioranza. «Noi siamo per un sistema che garantisca governabilità e che restituisca agli elettori la scelta dei rappresentanti. Per questo lavoreremo a una riforma che introduca le preferenze e assicuri stabilità al Paese», ha detto, ad esempio, Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione nazionale di Fratelli d’Italia, partecipando ieri alla “Festa Tricolore” ad Apice, in provincia di Benevento. Una dichiarazione che alcuni osservatori parlamentari hanno interpretato come un tentativo per coinvolgere il centrosinistra che sul tema sta affrontando un dibattito interno. «Come abbiamo detto più volte il problema è che la loro proposta è totalmente incostituzionale, già demolita da una schiera di costituzionalisti: ritiratela», è stata però la replica di Filiberto Zaratti di Avs. A stretto giro è arrivata la risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani: «Sono quattro mesi che discutiamo della riforma della legge elettorale e abbiamo sempre detto di essere disponibili a confrontarci e accogliere proposte. Dall’opposizione non è arrivato nulla. Il motivo è semplice: non possono permetterselo, perché si dividerebbero», ha detto in un’intervista a “La Stampa”, sostenendo che «tutta questa ostilità da parte di Pd, M5s, Avs e Iv serve a nascondere una difficoltà politica. Non hanno una proposta, un programma comune né un leader riconosciuto. Per questo si rifugiano nell’accusa di voler umiliare il Parlamento».