Poi l’annuncio dei Pasdaran: «Operazioni militari sospese»
Contatti fitti e appelli alla de-escalation con l’obiettivo di favorire la ripresa del dialogo hanno caratterizzato le ultime ore della guerra in Iran. Con il ritorno allo scambio di colpi, avviato nella giornata di ieri, tra le forze di Teheran e Israele i negoziati avrebbero potuto subire una brusca interruzione. Oggi, infine, è arrivato l’annuncio del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, riferito dall’agenzia di stampa Irna, della sospensione delle operazioni militari, ma i Pasdaran hanno anche minacciato «attacchi più duri e devastanti» se Israele dovesse riprendere i raid sul Libano. Già in un post su Truth, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump – il quale, hanno riportato i media internazionali, ha avuto colloqui con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu –, aveva esortato Israele e Iran a «cessare immediatamente di sparare», per poi aggiungere, in un successivo momento, che «i negoziati finali sulla pace stanno procedendo, salvo che l’ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino». Teheran rimane ferma a ogni modo sui suoi passi e si dice pronta a una guerra di lunga durata con Israele. Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha scritto su X che «la diplomazia e la difesa sono i due pilastri del potere nazionale» e che non è stato «abbandonato il campo, né il tavolo delle trattative».