di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Con l’estate alle porte e le temperature già alte, torna il tema della tutela dei lavoratori esposti al caldo. Le ordinanze adottate in questi giorni da numerose Regioni si inseriscono all’interno di un percorso già avviato a livello nazionale, prima con il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, che impone ai datori di lavoro la valutazione di tutti i rischi presenti negli ambienti lavorativi, compresi quelli derivanti dal microclima e dall’esposizione alla radiazione solare, poi con le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare approvate dalla Conferenza delle Regioni e con il Protocollo quadro sulle emergenze climatiche sottoscritto tra Governo e parti sociali. Strumenti che hanno disegnato una visione moderna della prevenzione, fondata sulla programmazione e sulla predittività, con un cambiamento culturale di grande rilievo. Per molto tempo il caldo è stato, infatti, percepito come una variabile inevitabile delle attività svolte all’aperto, mentre oggi viene sempre più riconosciuto, anche a causa dei cambiamenti climatici, come un vero e proprio rischio professionale, che richiede misure specifiche di tutela, formazione, informazione e organizzazione del lavoro. Le ordinanze, anche se differiscono leggermente tra le Regioni, sostanzialmente consistono nel divieto di lavorare all’aperto dalle 12.30 alle 16.00 nelle giornate ad alto rischio, nella rimodulazione degli orari, nella previsione di pause in aree ombreggiate o climatizzate, nell’accesso costante all’acqua, oltre che nella formazione, nella sorveglianza sanitaria e nell’adozione di sistemi di allerta. Previsto poi anche il ricorso agevolato agli ammortizzatori sociali in caso di sospensione dell’attività per caldo estremo, in base al Protocollo nazionale sulle emergenze climatiche. Particolarmente significativa appare, inoltre, l’estensione delle tutele, prevista da alcune Regioni, a categorie che fino a pochi anni fa erano rimaste ai margini di questo dibattito. Oltre alle professioni del settore dell’edilizia e dell’agricoltura, sono compresi in molte ordinanze regionali anche i lavoratori della logistica, i rider e gli addetti alle consegne urbane. Figure che rappresentano le nuove frontiere del lavoro e che spesso operano in condizioni di forte esposizione agli agenti atmosferici. Garantire loro adeguati livelli di protezione significa aggiornare il sistema delle garanzie sociali alle trasformazioni del mercato del lavoro. Si tratta di un ulteriore tassello nella costruzione di una moderna cultura della salute e della sicurezza sul lavoro, fondata sulla prevenzione e sulla centralità della persona. Un impegno indispensabile per tutelare la dignità del lavoro, promuovere il benessere dei lavoratori e rafforzare la coesione sociale in una fase di profondi cambiamenti ambientali e produttivi.