Lo sostiene un rapporto dell’Onu che non vuole essere «un’accusa» contro «una trasformazione tecnologica che sta migliorando la vita di miliardi di persone in tutto il mondo»

Entro il 2030 l’Intelligenza Artificiale consumerà l’acqua necessaria a 1,3 miliardi di persone, pari all’intera popolazione dell’Africa subsahariana, e 945 terawattora di elettricità, il triplo di quella usata dalle 650 milioni di persone che vivono in Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Lo sostiene l’Organizzazione delle Nazioni Unite in un rapporto, “Costo ambientale del consumo energetico dell’IA: impronta di carbonio, acqua e suolo”. Un report che non intende essere «un’accusa contro l’IA», definita «una trasformazione tecnologica che sta migliorando la vita di miliardi di persone in tutto il mondo» da Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite, e alla guida del gruppo di ricerca che ha stilato il rapporto, frutto dell’analisi di due casi reali. Quello dell’Irlanda, una delle nazioni europee in cui sono stati realizzati molti data center, che hanno assorbito il 21% dell’elettricità, superando il consumo della popolazione urbana; e dell’Uruguay dove i progetti per un data center ad alto consumo idrico sono coincisi con la siccità del 2023 che ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo, rendendo l’acqua del rubinetto non potabile. Dallo studio emerge che l’IA non ha un impatto esclusivo sulle emissioni di CO2, ma anche nel consumo di acqua, utilizzata per raffreddare i processori, e sull’uso del territorio. Se si vuole un quadro complessivo, è fondamentale tenere conto di tutti e tre i fattori. Secondo lo studio, occorre una guida globale e politica per tracciare la strada che il settore deve seguire nei prossimi anni, strutturando un «ecosistema di IA responsabile», fondato sull’efficienza, l’equità, la giustizia ambientale e la trasparenza.