di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Un’intervista al ministro Pichetto Fratin offre un contributo importante al dibattito, centrale per il Paese, sull’energia, da impostare in termini strategici, sulla base di una visione lungimirante e innovativa. Particolarmente significativa appare la volontà del Governo di dotare l’Italia di un quadro normativo che consenta di valutare concretamente il ritorno al nucleare di nuova generazione. Come sottolinea il ministro, non si parla delle grandi centrali del passato, ma di tecnologie moderne, più sicure ed efficienti, sulle quali si stanno concentrando gli investimenti e la ricerca internazionale. Altrettanto condivisibile il richiamo alla necessità di continuare a investire, parallelamente, nelle fonti rinnovabili, ambito nel quale l’Italia ha compiuto importanti passi avanti, come dimostra il fatto che nel 2025 le rinnovabili hanno superato le fonti fossili nella produzione elettrica e che fotovoltaico ed eolico onshore hanno dimostrato di poter competere sul mercato senza il sostegno degli incentivi pubblici, segnale che la transizione verde è diventata una concreta opportunità economica e industriale. Sul fronte delle rinnovabili, è anche condivisibile l’invito all’equilibrio nella realizzazione degli impianti, con la tutela del paesaggio e dell’ambiente che deve procedere insieme alla necessità di modernizzare il sistema energetico nazionale, evitando estremismi e cercando soluzioni condivise. Importante anche non creare una contrapposizione tra nucleare e rinnovabili, ma considerarle fonti complementari, tenendo conto con pragmatismo della crescita della domanda energetica, della necessità di garantire continuità di approvvigionamento e dell’esigenza di ridurre la dipendenza dall’estero, dato che al momento nessuna delle due tecnologie, da sola, può sostenere la domanda nazionale di energia. Altrettanto importante è il richiamo alla dimensione europea, perché, in un contesto globale caratterizzato da tensioni geopolitiche e competizione industriale sempre più intensa, l’Europa deve rafforzare la propria autonomia strategica sul piano energetico e tecnologico. La competitività dell’Italia coincide sempre più con quella del continente e viceversa. Questa è la strada giusta. Una strada che richiede coraggio, investimenti e un approccio di lungo periodo, perché, anche procedendo speditamente, il nucleare di nuova generazione, a detta dello stesso ministro, non potrà essere disponibile prima del 2033. Proprio per questo bisogna costruire, attorno alle grandi scelte energetiche, una convergenza politica più ampia possibile, che non può essere subordinata alle alternanze elettorali o alle misure contingenti di una singola legislatura e di un solo governo. In gioco c’è la competitività delle imprese e del nostro sistema economico, il costo della vita delle famiglie e la stessa sicurezza nazionale, in definitiva, il futuro dell’Italia.