Il lavoro al centro delle politiche e del dibattito
Italia, patria del lavoro, non “soltanto” perché l’art.1 della Costituzione recita «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Ma soprattutto perché il lavoro è sempre centrale nelle politiche del governo Meloni come hanno dimostrato i risultati in questi anni sia in termini di crescita degli occupati, nonostante alcune avverse condizioni e una produzione industriale per tre anni consecutivi (fino al 2025) in territorio negativo, con un tasso di occupazione si attesta al 62,5% e un numero totale degli occupati che supera i 24 milioni e 337 mila unità (cifra record) sia in termini di superamento delle logiche assistenziali introdotte con il Reddito di Cittadinanza. Senza dimenticare il decreto del 1° Maggio, che contiene misure per un valore di quasi un miliardo di euro, indirizzate a incentivi all’occupazione, al “salario giusto”, che è cosa diversa dal “salario minimo”, e nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali.
Certo c’è sicuramente ancora molto da fare per quel che riguarda il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, arrivato a maggio 2026 al 42,9% delle figure richieste, in calo rispetto al 46,6% dello scorso anno, ma sempre ragguardevole. Fenomeno, quest’ultimo, che fa il paio con altri due: il non presentarsi ai colloqui di lavoro (altrimenti detto “job ghosting” o “candidato no-show”) e, dopo essersi iscritti, il non presentarsi ai concorsi pubblici. Il primo è un fenomeno in crescita che dipende da tre fattori: la ricezione di altre offerte, la mancata corrispondenza delle aspettative o la selezione massiva e per la Cgia di Mestre riguarda 1 colloquio su tre; quindi, il 30% dei casi e colpisce soprattutto le piccole imprese del Nord Est. Quanto ai concorsi, la forbice è ampia: si va da un 20-25% di assenteismo per i concorsi di massa fino ad un 50% di assenteismo per concorsi più selettivi, tipo quelli per la magistratura. Non è un gioco di parole, c’è tanto da lavorare, in termini di formazione, informazione, orientamento e politiche attive per recuperare tante energie disperse. Un ruolo determinante, in questi “abbandoni”, lo giocano anche gli stipendi ed è anche su questa partita che interviene il Decreto Primo Maggio, con una norma che prevede che, se un contratto collettivo rimane scaduto per oltre 12 mesi, è previsto un versamento a titolo di anticipo pari al 30% dell’indice Ipca.
Infine, con la promulgazione della prima enciclica di Papa Leone XIV, il 25 maggio scorso, dedicata alla transizione tecnologica in atto, cioè dall’avvento dell’AI e «alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», intitolata “Magnifica Humanitas”, proprio per ri-mettere al centro del dibattito e del progresso l’essere umano, il lavoro è più che mai centro e laboratorio nonché principio fondante della politica e della nostra Repubblica.