di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Domani la nostra Repubblica compie ottant’anni, tanti ne sono passati dal referendum istituzionale con il quale gli italiani scelsero costruire una nuova stagione fondata sulla partecipazione popolare e sulla democrazia, segnando un passaggio storico che pose le basi della futura Costituzione. Da quella scelta nacque un nuovo patto civile e sociale, il cui valore più attuale e rivoluzionario resta racchiuso nelle prime parole dell’articolo 1, «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Una scelta dei Padri Costituenti non casuale, ma dettata dalla volontà di mettere nero su bianco una visione tutt’altro che scontata, allora come oggi: a tenere in piedi il Paese, a permettere alla nostra comunità una vita ordinata, civile, dignitosa non è altro che l’impegno, la responsabilità e il sacrificio dei milioni di lavoratori di tutti i settori produttivi, dal primario all’industria, dal commercio ai servizi, pubblici e privati, che consentono di portare avanti la nostra vita quotidiana. Tutto il resto è possibile solo grazie al lavoro, che non è più visto come un semplice strumento di indipendenza economica, ma viene riconosciuto come fondamento stesso del patto sociale. L’articolo 4, poi, rafforza questo principio con parole di straordinaria modernità: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società». Un passaggio decisivo perché si afferma che il lavoro è un diritto, che lo Stato ha il compito di tutelare attraverso politiche occupazionali, formazione, salute e sicurezza, investimenti e sviluppo economico e industriale. Ma anche perché si definisce il lavoro come un dovere che il cittadino, a sua volta, ha nei confronti della collettività, quello di contribuire al benessere della Nazione mettendo a disposizione le proprie capacità e il proprio impegno. Principi, questi, che ancora oggi, dopo tanto tempo, ci interrogano con forza e che non sono stati completamente tradotti in realtà. Restano criticità da risolvere: la buona occupazione, il problema salariale, la fuga dei nostri giovani talenti all’estero in cerca di migliori condizioni, la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il tema della conciliazione e del welfare aziendale, il pieno completamento del disegno costituzionale sul lavoro rappresentato dall’attuazione, ora che finalmente una legge c’è, dell’articolo 46 sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Serve riaffermare, sempre, il valore del lavoro – stabile, sicuro e dignitoso – strumento di realizzazione personale e fondamento della stessa Repubblica, senza il quale non esiste vera libertà, né individuale né collettiva.