Da necessità nel periodo dell’emergenza sanitaria a una pratica ormai diffusa nel mondo del lavoro, lo smart working è entrato in pianta stabile nella quotidianità degli italiani. Cosa ne pensano, però? A questa domanda ha dato una risposta l’Eurispes. La troviamo nel “Rapporto Italia”, pubblicato in settimana. Per gli italiani lo smart working «una forma di equilibrismo, generalmente felice, tra spazi di vita ed autonomia, ottimizzazione delle risorse (di tempo ed economiche), senza una totale rinuncia alla socialità, alla distinzione degli spazi e ad alcune abitudini che per molti fanno ormai parte della vita lavorativa». Spulciando i risultati del sondaggio, emerge che il 31,3% degli lavoratori intervistati fa smart working: il 5,7% sempre, l’8,7% per la maggior parte del tempo, il 16,9 % per la minoranza del tempo. «Tra gli smart workers prevale la modalità ibrida, con alternanza di lavoro in presenza e lavoro da casa», osserva l’Eurispes, aggiungendo che «lo smart working si accompagna con maggior frequenza ai rapporti lavorativi flessibili e a quelli autonomi, rispetto a quelli subordinati e stabili (partita Iva 37,9% e 33,7% contratti atipici)». L’87,1% degli smart workers vorrebbe proseguire a lavorare da casa specialmente «per gli aspetti positivi»: gestione degli impegni familiari e domestici (82,7%), qualità della vita (80,8%), e l’organizzazione del lavoro (78,1%). Non potendo più lavorare in smart working, il 46% dei lavoratori si dispiacerebbe, ma si adatterebbe, il 28,8% non avrebbe particolari problemi, il 13,9%, invece, lascerebbe il lavoro/cercherebbe un altro lavoro in smart working, mentre per l’11,3% sarebbe un cambiamento positivo.