I morti sul lavoro, compresi quelli in itinere, sono 192, in discesa rispetto allo stesso periodo dello scorso, quando si registrano 210 casi, ma il fenomeno resta sempre di enorme criticità

I dati Inail inerenti al primo trimestre del 2026 restituiscono un quadro solo parzialmente incoraggiante sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Sebbene il numero complessivo delle vittime registri una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il fenomeno continua infatti a manifestare dimensioni preoccupanti, con profonde disuguaglianze territoriali e sociali che impongono un rafforzamento immediato delle politiche di prevenzione, vigilanza e formazione. Alla fine di marzo 2026, le morti sul lavoro censite in Italia ammontano complessivamente a 192: di queste, 137 si sono verificate “in occasione di lavoro”, ossia durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, mentre 55 sono avvenute “in itinere”, nel tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Il dato complessivo segna una riduzione dell’8,6% rispetto alle 210 vittime registrate nel medesimo periodo del 2025, confermando dunque il trend discendente già emerso nel primo bimestre dell’anno, sebbene con un’intensità meno marcata. Le regioni che registrano il maggior numero assoluto di vittime risultano essere Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Campania, Piemonte e Puglia, territori nei quali la densità produttiva, la concentrazione occupazionale e la presenza di comparti ad elevato rischio contribuiscono ad alimentare una persistente esposizione agli infortuni mortali. L’analisi dei dati aggiornati a marzo 2026 evidenzia come la riduzione della mortalità lavorativa debba essere interpretata con estrema cautela.