di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Sono i numeri, non le chiacchiere, a dimostrare che il lavoro e le sue tematiche non sono più, ma a tempo, di esclusiva pertinenza “delle sinistre”. I dati Istat di oggi segnano altri record, è innegabile: a aprile 2026, il numero degli occupati in Italia ha raggiunto la quota senza precedenti i 24 milioni e 337 mila unità, il che significa che non solo è stato registrato un balzo mensile di 123 mila occupati (+0,5%), ma anche che il superamento della soglia dei 24,3 milioni di occupati è stato raggiunto grazie agli uomini e alle donne, ai lavoratori dipendenti e agli autonomi. Di conseguenza, il tasso di occupazione è salito al 63,1%, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1% e quello giovanile si attesta al 16,9%, con un calo di 0,8 punti rispetto al mese precedente. Come ha notato, giustamente, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, non siamo più di fronte a una crescita temporanea o puramente congiunturale, ma a un consolidamento sistemico. Di questo, bisogna darne atto al governo Meloni che ha saputo trovare la sintesi tra le richieste dei sindacati, tra cui molto ascoltato il nostro, l’UGL, e le imprese, ma ha soprattutto rimesso al centro, anzi in cima all’agenda delle politiche di governo il lavoro. Ha saputo, come peraltro era stato richiesto con grande convinzione, sterzare dalla fallimentare strada dell’assistenzialismo per imboccare quella dell’occupabilità sostenuta dalle politiche attive del lavoro, dagli incentivi alle assunzioni, dal taglio del costo del lavoro, da strumenti innovativi come la piattaforma Siisl. Strumenti che, messi insieme, hanno determinato una netta inversione di rotta rispetto alle politiche del passato. Hanno fatto la loro parte, ovviamente, gli investimenti strategici del Pnrr con il Programma Gol che contribuendo a rendere più efficiente l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. La farà, altrettanto, l’accento posta sulla contrattazione collettiva invece che sul salario minimo.
A fronte di tutto ciò, è veramente ingeneroso che, oggi, dalle opposizioni fino ai “sindacati di lotta” si ponga l’attenzione sul pur preoccupante dato dell’inflazione che, sempre secondo l’Istat, a maggio 2026 ha sfondato il tetto del 3% sull’anno e che, Bankitalia ipotizza, potrebbe arrivare in prospettiva oltre la soglia del 6%.
Tempi straordinari richiedono soluzioni e scelte altrettanto straordinarie e una di queste sarebbe che, almeno in un campo, e quello del lavoro sarebbe il più adatto, le opposizioni decidessero di collaborare con il governo per aiutare il Paese e, quindi, le lavoratrici e i lavoratori a superare non soltanto una congiuntura economica internazionale senza precedenti, ma anche una transizione tecnologica e energetica o, meglio ancora, la quarta rivoluzione industriale il cui più probabile esito nessuno ancora riesce a immaginare.