Intanto i presidenti delle regioni hanno ripreso ad intervenire in maniera d’urgenza

L’anticipo di estate di questi giorni ha riportato in primo piano la questione della gestione dei cambiamenti climatici. Come si ricorderà, dopo una lunghissima gestazione, durata in pratica due anni, a giugno 2025, le parti sociali hanno sottoscritto un protocollo d’intesa sulla materia, con l’obiettivo di valorizzare la contrattazione collettiva sul territorio e nelle aziende, in quanto, oggettivamente, non tutte le regioni italiane hanno le stesse condizioni climatiche e, soprattutto, non tutte le lavorazioni hanno lo stesso livello di rischio. Durante la discussione, la parte datoriale aveva lamentato la difficoltà di operare in un contesto nel quale le regioni e, spesso, anche i sindaci adottavano disposizioni con carattere d’urgenza, molto differenti fra loro. In un tale contesto, i rappresentanti e le rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl avevano indicato proprio nella contrattazione collettiva lo strumento per superare queste difformità. Alla prova dei fatti, però, in queste settimane, sono state proprio le associazioni datoriali a non alimentare il confronto con il sindacato, con il risultato che i presidenti di regione hanno ripreso a disciplinare le modalità delle attività lavorative nelle ore più calde. I sindacati, nelle scorse settimane, avevano richiamato la controparte al senso di responsabilità, senza però, ottenere, almeno al momento, un reale e positivo riscontro.