di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Le considerazioni espresse ieri dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, nell’ambito dell’Assemblea annuale di Confindustria, alla presenza del Presidente della Repubblica Mattarella e della premier Meloni, rappresentano un contributo importante al dibattito sul futuro industriale ed economico dell’Italia e dell’Europa. Pur nella consapevolezza delle differenti visioni che storicamente caratterizzano il confronto tra organizzazioni sindacali e rappresentanze datoriali, molte delle analisi illustrate sono condivisibili e meritano un approfondimento serio e responsabile da parte di tutte le parti sociali. Anche dal punto di vista dell’Ugl, infatti, il tema della ripresa economica, della competitività produttiva e del rilancio industriale è centrale, perché coinvolge direttamente il lavoro, i salari, il welfare e la tenuta sociale del Paese. Il tutto, ormai, da affrontare, prima ancora che in quello nazionale, in ambito europeo, dato che il destino del nostro Paese è strettamente intrecciato a quello dell’Unione, dal punto di vista economico e non solo.  Le richieste avanzate sul fronte dell’energia e della transizione verde, in particolare insistendo sulla questione dell’Ets, della semplificazione burocratica, degli investimenti infrastrutturali, della ricerca e sviluppo e dell’innovazione tecnologica, compresa l’intelligenza artificiale, rappresentano esigenze concrete e non più rinviabili. È necessario che queste battaglie vengano portate avanti con forza nelle sedi europee affinché l’Unione torni ad avere un ruolo di motore dello sviluppo e della crescita, anziché di freno dettato da eccessi regolatori e da una visione ideologizzata e controproducente perché troppo distante dalla realtà economica e produttiva dei territori. L’Europa deve ritrovare una strategia industriale capace di difendere la propria competitività globale. Non possiamo accettare che il continente europeo diventi esclusivamente un mercato di sbocco per produzioni straniere, in particolare cinesi, rinunciando progressivamente alla nostra capacità di innovare, progettare e produrre. Occorre invece rilanciare una politica industriale europea fondata sulla tutela delle filiere strategiche, sul sostegno agli investimenti e sulla valorizzazione del capitale umano. Dal nostro punto di vista sindacale, questo obiettivo non riguarda soltanto la crescita delle imprese, ma la possibilità concreta di creare occupazione stabile e di qualità, rafforzare il sistema previdenziale e garantire migliori condizioni di welfare e assistenza sociale. Senza industria, senza produzione e senza sviluppo non può esserci redistribuzione della ricchezza né coesione sociale. Per questa ragione riteniamo indispensabile un costante confronto tra istituzioni, imprese e sindacati, nell’interesse prioritario dei lavoratori, delle famiglie, delle imprese e dell’intero sistema Paese.