di Francesco Paolo Capone

Come sindacalista e Segretario Generale di un’organizzazione sindacale che ha come principio fondante il concetto di “uomo al centro dell’economia” e che pone la persona, il lavoro e la partecipazione dei lavoratori al di sopra della logica del profitto e delle rivendicazioni economiche e di categoria, non posso non avvertire – ancora una volta di più – la straordinarietà del tempo che stiamo vivendo anche alla luce dell’attesissima prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas” sul tema della «custodia della persona umana nel tempo dell’Intelligenza artificiale», promulgata a 135 anni di distanza dalla Lettera Enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII, testo fondativo della “dottrina sociale della chiesa” e punto di riferimento non solo per l’UGL ma anche per il sindacalismo nazionale relativamente al rifiuto della lotta di classe e allo spirito di collaborazione tra lavoro e capitale.
Papa Leone XIV, così come Leone XIII al suo tempo, individua con precisione chirurgica le chiavi di lettura della nostra epoca, sollecitandoci a riflettere sul fatto che, diversamente da quanto accadeva ai tempi della “Rerum Novarum”, chi oggi detiene il potere della tecnica non sono più gli Stati, ma «attori privati, spesso transazionali, dotati di capacità e di risorse di intervento superiori a quelle di molti governi» e per questo ancora più difficili da «discernere, governare e orientare al bene comune». Importante anche la denuncia di un nuovo tipo di colonialismo, quello «digitale», che «sfrutta i dati delle persone e concentra il potere e le informazioni nelle mani di poche grandi multinazionali».
Dunque, come UGL, condividiamo l’allarme lanciato dal Pontefice sui rischi di un modello tecnologico che, se lasciato senza regole, potrebbe ampliare disuguaglianze sociali, precarietà e divari occupazionali. La nostra preoccupazione non riguarda la tecnologia in sé, ma il rischio concreto che l’intelligenza artificiale possa essere la prima grande innovazione dalla rivoluzione industriale a produrre meno occupazione invece di crearne di nuova. Il processo di transizione digitale deve essere accompagnato da un investimento strutturale nella formazione continua e nella riqualificazione professionale dei lavoratori, per evitare che l’innovazione tecnologica si trasformi in un fattore di esclusione sociale. Bisogna correre ai ripari, rafforzando le competenze digitali attraverso politiche attive del lavoro capaci di rispondere alla crescente domanda di nuove professionalità da parte delle imprese.
Ma occorre, a maggior ragione, una strategia condivisa e più ambiziosa che metta al centro le persone, il lavoro e la dignità umana. Papa Leone XIV ricorda giustamente che «il lavoro non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita» e che «la persona umana è fine e non mezzo».