di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Un’analisi sul nostro sistema pensionistico, strutturata in vari articoli e pubblicata da Repubblica Affari e Finanza, evidenzia un problema ancora sottovalutato: la maggiore criticità della previdenza italiana non riguarda tanto la sostenibilità per i conti pubblici, elemento spesso considerato il fulcro della questione, piuttosto, invece, la qualità della vita destinata ai pensionati futuri. Se ci siamo assicurati, tramite le riforme realizzate negli anni, una previdenza economicamente solida, molti dei lavoratori che andranno in pensione nei prossimi anni e decenni avranno assegni bassi, con conseguenze negative dal punto di vista sociale, specie per coloro che non potranno contare su lasciti familiari in grado di attenuare l’impatto di entrate troppo esigue. Il passaggio al contributivo puro, infatti, impatterà essenzialmente sulle coorti di lavoratori più giovani e se il rapporto tra pensione e ultimo stipendio sarà del 72% circa nel 2030, nel 2070 potrebbe arrivare a meno del 59%, con anche la concreta possibilità di dover lavorare oltre i 70 anni in caso di carriere discontinue dato che, paradossalmente, al passaggio al contributivo non è corrisposta, come sarebbe stato logico presupporre, un’ampia libertà sulla data di pensionamento. Invece è essenziale puntare sulla flessibilità in uscita: bloccare i lavoratori fino ad età avanzata non fa altro che ingessare il turn-over generazionale, impedendo ai giovani di entrare e di iniziare, finalmente, a versare quei contributi di cui il sistema ha bisogno per contrastare l’inverno demografico, anche formulando soluzioni idonee a un passaggio di consegna generazionale con un affiancamento fra giovani e senior che permetta ai primi di accedere, anche se in modo progressivo, a posti di lavoro stabili e ben remunerati e ai secondi un’uscita graduale dalla vita attiva. In questo scenario, poi, un altro elemento decisivo è rappresentato dalla previdenza complementare, che per i più giovani diventa una necessità vitale, per evitare, al momento del pensionamento, di percepire assegni troppo bassi e non in grado di garantire un tenore di vita adeguato. Con la legge di Bilancio sono stati introdotti meccanismi come l’adesione automatica ai fondi pensione per i neoassunti salvo rinuncia e i fondi standard “life-cycle”, ma occorre anche una massiccia campagna di educazione previdenziale e, soprattutto, maggiori incentivi economici, dato che le categorie lavorativamente più fragili, quindi i giovani e le donne, come attesta la Covip, partecipano ancora poco al secondo pilastro previdenziale. Essenzialmente perché destinare parte del proprio stipendio ad un investimento sul futuro, viene considerato un lusso da coloro che riescono con difficoltà ad arrivare alla fine del mese, mentre l’accesso alla previdenza complementare dovrebbe diventare un diritto accessibile a tutti.