Il dato (allarmante) emerge dal Rapporto nazionale sul disagio giovanile curato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile. Le aggressioni fisiche rappresentano «una quota residuale del fenomeno» mentre la forma di sofferenza più diffusa diventa l’esclusione sociale
Un adolescente su cinque ha pensato almeno una volta di farsi del male o di non voler vivere. Il dato (allarmante) emerge dal Rapporto nazionale sul disagio giovanile curato dall’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile. Risultato di un’indagine che ha coinvolto mille studenti di età compresa tra i 14 e i 19 anni, il dossier è stato presentato nel corso della “Maratona Bullismo 2026” e fotografa l’evoluzione di un fenomeno che va contrastato e che nel corso degli anni ha subito una trasformazione: episodi evidenti di aggressività sono stati soppiantati dal cyberbullismo e dall’esclusione sociale. Secondo i dati, le aggressioni fisiche rappresentano oggi «una quota residuale del fenomeno» (3,9%), mentre la forma di sofferenza più diffusa diventa l’esclusione sociale, denunciata dal 16,6% degli studenti. Quasi quattro ragazzi su dieci hanno ammesso di aver subito «almeno una volta» episodi di bullismo (38%), in aumento rispetto al 34% registrato lo scorso anno. Contestualmente aumentano ansia e insicurezze personali: il 41% dei giovani riferisce di vivere ansia da inadeguatezza, il 30% prova vergogna per il proprio corpo e il 25% racconta un persistente senso di vuoto. «Il fatto che oggi le aggressioni fisiche rappresentano una quota residuale del fenomeno è un segnale incoraggiante e dimostra che anni di sensibilizzazione, prevenzione e lavoro nelle scuole stanno producendo risultati importanti», ha commentato il presidente dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo e sul Disagio Giovanile, Luca Massaccesi, osservando che, «allo stesso tempo, però, non possiamo abbassare la guardia. Il disagio giovanile sta cambiando forma: cresce una sofferenza più silenziosa e invisibile, legata all’identità, all’autostima e alla difficoltà di sentirsi accettati. La vera sfida educativa sarà imparare a riconoscere per tempo questi segnali». Suscita preoccupazione il dato relativo alla richiesta di supporto: il 47% dei giovani ammette di trovare difficile chiedere aiuto e il 43% percepisce gli adulti come distanti. Accade così che il 31% dei ragazzi afferma di sentirsi più compreso dall’intelligenza artificiale che dalle persone.