di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Nel dibattito pubblico sul futuro del lavoro emerge ormai un quadro chiaro e difficilmente contestabile. Le analisi sono concordi e indicano con nettezza le criticità che il Paese si trova ad affrontare: denatalità, riduzione della forza lavoro disponibile, carenza di competenze, crescita discontinua e necessità di garantire salari e stipendi più adeguati e maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro. Ne ha parlato Rosario De Luca su Italia Oggi, confermando, dal punto di vista tecnico dei consulenti del lavoro, una diagnosi sul “paziente Italia” ormai evidente e condivisa: stiamo vivendo una trasformazione demografica profonda, che rischia di incidere sulla tenuta economica e sociale della Nazione. La diminuzione della popolazione attiva, nell’ordine di milioni di persone che usciranno dal mondo del lavoro nei prossimi anni, rappresenta un elemento destinato a produrre effetti diretti sulla competitività delle imprese, sulla sostenibilità del sistema previdenziale e sulla capacità di garantire servizi adeguati ai cittadini. La strategia complessiva per arginare questo fenomeno deve passare necessariamente attraverso il rilancio dell’occupazione femminile e giovanile, ambiti nei quali il tasso di partecipazione al lavoro resta ancora insufficiente e che, invece, potrebbero ampliare in modo significativo la base occupazionale. E qui entra in gioco la questione della formazione continua e della riduzione del mismatch tra le competenze in possesso delle persone in cerca di lavoro e quelle richieste dalle imprese: discipline Stem, quindi, e competenze digitali, affinché l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale diventino strumenti di crescita e non fattori di esclusione sociale. La strada maestra da percorrere è necessariamente questa, anche perché si tratta dell’unico percorso utile ad un effettivo contrasto alla denatalità, alla quale certamente affiancare – in seconda battuta – politiche sulla partecipazione al lavoro degli over-55 e su flussi migratori legali e qualificati. Non solo occupazione “tout court” per giovani e donne, ma lavoro stabile e di qualità, per mantenere la coesione sociale, scongiurare la fuga all’estero dei nostri talenti, sostenere le famiglie e incentivare la natalità. Un altro tema cardine, giustamente richiamato da De Luca, resta poi quello della sicurezza sul lavoro, da perseguire con una cultura condivisa della prevenzione, fondata su formazione, e con controlli efficaci. Il quadro è chiaro e le analisi univoche, non resta che insistere, con un confronto costante tra istituzioni, parti sociali e mondo delle professioni, per offrire risposte efficaci, capaci di coniugare sviluppo, occupazione e giustizia sociale, con la consapevolezza che demografia, welfare, buona occupazione e crescita economica non sono temi separati, ma strettamente connessi, da considerare nell’ambito di un unico progetto di sviluppo nazionale.