L’Italia invecchia. La sfida è valorizzare il capitale umano. I giovani fino a 14 anni costituiscono l’11,6% della popolazione, dai 65 in su sono il 25,1% del totale
In occasione della presentazione del Rapporto annuale dell’Istat, si torna su un tema che riguarda la nostra società e la nostra economia, strettamente connesse tra di loro: l’Italia continua a essere caratterizzata da una struttura demografica fortemente sbilanciata verso le fasce di età più anziane. Al 1° gennaio 2026, l’età media della popolazione residente è di 47,1 anni, in crescita di quasi due mesi e mezzo rispetto all’anno precedente. I giovani fino a 14 anni costituiscono l’11,6% della popolazione, mentre gli individui di 65 anni e più, aumentati dell’11,3% in un decennio, sono arrivati a rappresentare il 25,1% del totale. Di contro, c’è che l’economia italiana «nell’ultimo anno ha mostrato segnali di resilienza in uno scenario globale complesso»; allo stesso tempo, «le potenzialità di crescita restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto andamento della produttività». Come si può pensare di correggere la traiettoria? Secondo il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, «il Rapporto evidenzia come maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione rappresentino una condizione essenziale per la tenuta dei livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il benessere collettivo, in un contesto sociale segnato da vulnerabilità che permangono nel tempo». Così come sarà altrettanto importante garantire «una maggiore intensità di conoscenza dei processi produttivi. Una delle sfide chiave per il Paese si giocherà, del resto, sulla capacità di valorizzare il capitale umano di cui disponiamo e potremo disporre». D’altronde, avvisa Chelli, «l’adozione di nuove tecnologie non è infatti sufficiente a stimolare la crescita economica, se non accompagnata dalla maturazione di nuove competenze e, insieme, da una riorganizzazione dei processi aziendali, in un sistema economico che dovrà tenere conto dell’aumento dell’età media della forza lavoro». Sul fronte demografico, «il Paese si confronta con il crescente invecchiamento della popolazione e con una natalità ai minimi storici» e diventa quindi fondamentale «continuare ad affrontare con incisività il tema della gestione dei carichi di cura familiari e della piena valorizzazione dei nostri giovani – di cui dobbiamo trattenere i talenti – il cui deflusso si configura come un’emorragia di competenze che assume toni particolarmente critici per il Mezzogiorno».