di Francesco Paolo Capone

Non sempre chi rinuncia ad un’occasione di lavoro è svogliato o poco formato/informato. Prendiamo i dati dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo i quali nel 2025 quasi un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione. Se nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state il 9,7%, nel 2025 hanno raggiunto il 30,2%, pari a oltre 1.750.000 di occasioni mancate. La Cgia lo definisce «un vero e proprio boom con picchi di mancato reperimento che, guardando ai settori hanno toccato il 39% nelle costruzioni, il 35,2 nel legno-mobile e poco meno del 35% tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas, etc.).
Mancati reperimenti che, insieme a quello del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro (il famoso mismatch), vanno in parallelo con un altro fenomeno simile caratteristico del settore pubblico, nel quale circa il 30-50% degli iscritti ai concorsi pubblici non si presenta alle prove, spesso scoraggiato dalla mole dei candidati o perché nel frattempo ha trovato un altro impiego. Succede anche che i vincitori di concorso circa il 20% rifiuta l’assunzione, spesso a causa della lontananza dalla propria regione di residenza e del costo degli affitti nelle città del Nord. Quanto al settore privato, in particolare per le piccole e medie, ciò che induce i giovani candidati a disertare i colloqui è un criterio che si afferma sempre di più: non si cerca “soltanto” uno stipendio, che sia anche adeguato ovviamente, ma anche un equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità e possibilità di crescita. Infine, c’è anche un problema demografico: i giovani sono di meno rispetto al passato e quindi difficili da reperire.
Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che il nostro Paese è caratterizzato da una scarsa mobilità interna dovuta sia ad una rete inadeguata di trasporti pubblici nelle città e non solo sia a un mercato immobiliare pressoché inaccessibile.
Come chiave risolutiva, potrebbe giocare una parte importante il Piano Casa con cui il governo ha messo a disposizione importanti risorse anche per coloro che, non avendo una casa, hanno bisogno di essere aiutati e sostenuti ad acquistarla ad un prezzo giusto. Un piano effettivamente ambizioso che, come spiegato oggi dal premier Giorgia Meloni, mette sul piatto fino a 10 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo minimo di rendere disponibili oltre 100 mila alloggi in 10 anni.
Noi dell’UGL siamo convinti che, come il piano ben riuscito, anche sotto nostra sollecitazione, di trasformare l’assistenzialismo del Reddito di Cittadinanza in lavoro, formazione e politiche attive, anche il Piano Casa, se ben realizzato, avrà la possibilità di aprire quelle porte che rendono inaccessibili migliaia di posti di lavoro.