di Francesco Paolo Capone

Oggi, nel giorno in cui sono stati localizzati i corpi dei 4 sub, su 5, rimasti intrappolati il 14 maggio in una grotta a oltre 50 metri di profondità nelle acque di Alimathà, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, e sono state avviate le operazioni di recupero degli stessi, vorrei focalizzare l’attenzione sul fatto che si tratta, né più né meno, di un’ennesima strage sul lavoro, che ha coinvolto, da una parte, sia la squadra di ricercatori dell’Università di Genova sia, dall’altra, i responsabili della motonave specializzata in viaggi per subacquei, la Duke of York, che a sua volta conta una vittima, la quinta, guida subacquea del team.
Un gruppo composto da persone esperte e specializzate in materia di immersioni che, in teoria, poiché le dinamiche dell’incidente non sono ancora chiare, avrebbe dovuto saper valutare e prevenire tutti i rischi dell’impresa. Il team dell’Università di Genova conduce, infatti, ricerche annuali da almeno quattro anni alle Maldive e aveva presentato una proposta di ricerca specifica sui coralli molli e sulla composizione dei sistemi di barriera delle Maldive al Dipartimento di ricerca marina, il quale aveva dato il suo via libera. Ovviamente erano necessari dei permessi e, in queste ore, da quanto riportato dal Corriere della Sera, solo 3 dei 5 sub morti avrebbero avuto permessi per l’immersione. Al quotidiano, il portavoce del presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, ha riferito che nelle autorizzazioni ci sono la Duke of York e le attrezzature ma non la figlia della prof. Montefalcone né, curiosamente, la guida subacquea. La ricerca del team dell’Università, di cui non faceva parte la figlia della docente in Ecologia all’ateneo di Genova, si sarebbe dovuta svolgere tra 0 e 50 metri di profondità. L’ingresso della grotta è a 47 metri di profondità, ma essa può arrivare a toccare anche i 70 metri ed è lunga 200. Secondo lo stesso portavoce, «si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione». Imprecisioni che andranno verificate. Così come qualche sottovalutazione, probabilmente, c’è stata relativamente alle condizioni meteo, visto che l’allerta gialla, diramata la sera precedente, lasciava prevedere mare molto mosso, quindi condizioni non particolarmente favorevoli ad un’immersione in grande profondità. Paradossalmente, la sottovalutazione del pericolo è un errore in cui possono cadere proprio le persone più esperte. Senza dimenticare che, successivamente all’incidente in cui sono rimasti coinvolti i nostri 5 connazionali, è deceduto anche il sub militare maldiviano impegnato in un secondo tentativo di recuperare i quattro corpi, a dimostrazione di quanto fossero difficili le immersioni e di quanto parallelamente lo sono anche le attività di soccorso.
Tutto ciò porta inevitabilmente a sostenere che la sicurezza sul lavoro e certi lavori non ammettono imprecisioni e non possono mai andare in vacanza.