I nuovi dati pubblicati dall’Eurostat mostrano come l’ostilità digitale sia ormai un fenomeno strutturale

Nel 2025 il 42,3% degli utenti internet nell’Unione europea si è imbattuto online in messaggi che ha considerato ostili e denigratori nei confronti di specifici gruppi di persone o individui. Lo rende noto l’Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue, specificando che «il dato aggregato si basa su 20 paesi per i quali sono disponibili i dati». A livello territoriale emergono significative differenze: in sette Paesi dell’Unione, la quota delle persone che hanno incontrato messaggi di questo tipo supera il 50%. In cima alla classifica, troviamo Ungheria (60,9%), Finlandia (56,7%) e Slovacchia (56,2%). Al contrario, le percentuali più basse si sono registrate in Lettonia (29,3%), Grecia (29,4%), Germania (33,7%) e Lituania (33,8%). «I messaggi ostili e offensivi erano rivolti a diversi gruppi di persone o a singoli individui», osserva l’Eurostat, fornendo qualche dettaglio in più. La maggior parte delle persone ha visualizzato messaggi che prendevano di mira le persone in base alle loro opinioni politiche o sociali (33,7%), all’origine razziale ed etnica (25,5%), all’orientamento sessuale (23,4%) e alla religione o al credo (22,8%). I messaggi ostili prendevano di mira le persone anche in base al sesso (16,9%), alla disabilità (11,5%), all’età (8,8%) o ad altre caratteristiche personali (8,5%).