di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

A un anno dall’approvazione della legge sulla partecipazione dei lavoratori, la 76/2025, promulgata proprio il 15 maggio dello scorso anno, il dibattito sta entrando finalmente nella sua fase più importante: l’attuazione concreta del modello partecipativo nelle aziende. Come evidenziato in un articolo pubblicato oggi da Milano Finanza, la riforma ha rappresentato un passaggio determinante, concretizzando finalmente il principio costituzionale sul coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali e nei risultati dell’impresa. La legge ora c’è, ed è un fatto di portata storica: per la prima volta è stata definita una cornice normativa organica che riconosce diverse forme di partecipazione, consultiva, organizzativa, economico-finanziaria e gestionale, ma, come giustamente sottolinea anche l’articolo, la legge, da sola, non basta. La vera sfida è trasformare quei principi in pratica quotidiana, dentro le aziende, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni industriali. Esattamente ciò che sostiene anche l’Ugl. La partecipazione, adesso, deve diventare uno strumento reale di crescita condivisa, capace di rafforzare il dialogo tra impresa e lavoro, migliorare la produttività, aumentare il senso di appartenenza e rendere più solide le aziende stesse. Per questo servono relazioni industriali mature, animate dalla volontà concreta di costruire un modello nuovo di collaborazione. La flessibilità prevista dalla legge è certamente un valore, ma comporta anche una grande responsabilità per le parti sociali. Sono infatti imprese e sindacati a dover costruire modelli efficaci e coerenti con i singoli contesti produttivi. Ecco perché il ruolo del confronto sindacale è decisivo. Senza un cambio culturale profondo, il rischio è che la partecipazione resti confinata alle realtà più avanzate, senza incidere davvero sul tessuto produttivo del Paese. Per noi questo percorso deve partire innanzitutto dalle aziende a partecipazione pubblica, e già durante l’iter della legge avevamo chiesto norme più stringenti affinché lo Stato potesse dare il buon esempio. È un tema che abbiamo affrontato recentemente anche con il Ministro del Lavoro Marina Calderone, in un confronto dedicato alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese che ha preso come riferimento l’esperienza di ASM Rieti, prima municipalizzata italiana ad aver eletto un rappresentante dei lavoratori nel consiglio di amministrazione, buona prassi per la quale l’Ugl ha svolto un ruolo importante. Questa è la direzione giusta. Le società partecipate e le aziende pubbliche devono diventare apripista di una nuova cultura industriale fondata sulla corresponsabilità e sulla condivisione delle scelte strategiche. Allo stesso tempo, sarà necessario rafforzare gli strumenti fiscali di incentivo per le imprese private, rendendoli più incisivi, affinché la partecipazione economica non resti episodica ma diventi una leva permanente di sviluppo. La riforma, che oggi compie un anno, dunque, non è un punto d’arrivo ma l’inizio di un percorso per modernizzare il sistema produttivo italiano e costruire un modello d’impresa più equo, competitivo e vicino alle persone.