Commercio: cresce il lavoro dipendente, arretra quello autonomo. Tra costi energetici, tasse e concorrenza digitale, le piccole attività cedono spazio ai grandi operatori internazionali

Botteghe, addio. Negli ultimi sei anni il settore commercio e turismo ha perso oltre 177mila lavoratori autonomi, una vera trasformazione economica, lavorativa e culturale, con la scomparsa di decine di piccole attività, imprese familiari e partite Iva che per anni hanno rappresentato, invece, un modello prevalente. Secondo i dati diffusi da Confesercenti, nel 2019, a globalizzazione già abbondantemente avviata, ma prima della pandemia da Coronavirus, un addetto su tre nell’ambito del commercio e turismo era ancora indipendente, oggi non si arriva ad uno su quattro. A fronte di una crescita complessiva dell’occupazione dell’8,4%, pari a 351mila unità, è infatti aumentato soprattutto il lavoro dipendente, di 528mila unità, mentre è arretrato quello autonomo, con un -14,1%. Segno che le piccole imprese indipendenti stanno lasciando progressivamente spazio a grandi gruppi, catene e operatori internazionali. Il commercio al dettaglio è il settore più colpito, ma anche ristorazione e servizi turistici registrano una forte riduzione degli autonomi. Resistono soprattutto b&b e case vacanza, trainati dalle nuove forme di ospitalità diffusa, ma, anche in questo caso, le attività formalmente indipendenti sono spesso collegate alle piattaforme internazionali. Se da un lato si sta superando il cronico sottodimensionamento di molte imprese italiane, con tutte le criticità che ne derivavano, dall’altro si sta verificando una progressiva standardizzazione dell’offerta, perdita di identità territoriale, minore pluralismo e meno ricchezza distribuita localmente, essendo circa il 70% delle catene di commercio “non-food”, ossia abbigliamento, benessere, bricolage ed elettronica, di proprietà straniera. A pesare su avvio e sopravvivenza delle piccole attività sono soprattutto costi energetici, pressione fiscale, difficoltà di accesso al credito e una concorrenza sempre più aggressiva da parte delle piattaforme digitali e delle multinazionali del settore.