di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

La fotografia sul lavoro domestico scattata dal Sole 24 Ore, attraverso il rapporto Assindatcolf-Idos, ritrae un’Italia che invecchia rapidamente e che rischia di trovarsi impreparata davanti alla più grande trasformazione sociale ed economica dei prossimi decenni, quella demografica. Una trasformazione destinata ad avere un impatto profondo anche sul mondo del lavoro. Nel settore dell’assistenza, ad esempio, si sta verificando quello che viene definito un “cortocircuito dell’invecchiamento”. Nel nostro Paese, infatti, cresce il numero delle persone anziane che necessitano di assistenza. Già oggi, data l’elevata aspettativa di vita e il basso tasso di natalità, l’Italia è uno dei Paesi con l’età media più alta d’Europa, con un quarto della popolazione ultrasessantacinquenne e circa 4 milioni e mezzo di over 80, ma il fenomeno, secondo le proiezioni Istat, è destinato ad accentuarsi nei prossimi decenni. Se cresce il bisogno di assistenza per questa ampia fetta della popolazione, contemporaneamente sta aumentando, però, anche l’età media degli stessi operatori che si occupano di anziani e non autosufficienti. I badanti over 65 sono passati dal 4,3% del 2015 al 16% del 2024 e quasi la metà, nel complesso dei lavoratori dell’assistenza, ha più di 55 anni. Molti di loro, quindi, nell’arco di qualche anno, usciranno dal mondo del lavoro attivo, mentre entro il 2029 servirebbero oltre 2,2 milioni di lavoratori domestici, richiedendo un ricambio generazionale che al momento appare insufficiente, con ingressi di giovani in questo settore lavorativo al di sotto del fabbisogno, in una dinamica che rischia di mettere sotto pressione in primo luogo le famiglie, ma anche l’intero sistema del welfare. Il ricambio generazionale è ostacolato dalle stesse tendenze demografiche, con una coorte di giovani in età attiva sempre più esigua, ma anche, nello specifico di questo settore, da modalità di lavoro che non appaiono sufficientemente appetibili. Per colmare questo gap sarà indispensabile governare in modo realistico e responsabile i flussi migratori legati all’assistenza, mentre, per favorire l’ingresso dei giovani italiani in questo settore si dovrà puntare sulla formazione professionale e sulla qualificazione e valorizzazione delle professionalità impiegate nel lavoro di cura e nell’assistenza domiciliare. L’Italia ha bisogno di considerare il tema demografico come fulcro dell’agenda politica e del confronto tra istituzioni e parti sociali, perché, data la portata del problema, se sono necessarie e doverose politiche che favoriscano la natalità, queste, comunque, avranno effetti solo nel lungo termine, ma nell’immediato e nei prossimi anni servono innanzitutto politiche del lavoro che riescano a colmare quella carenza di lavoratori che riguarda, oltre a quello dell’assistenza, anche diversi altri comparti produttivi, puntando su una formazione orientata alle effettive esigenze del mercato del lavoro e su condizioni di lavoro e retribuzioni adeguate.