Oltre mille accordi prevedono forme di partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici
In attesa del decreto ministeriale previsto dal decreto-legge Primo Maggio, che dovrà rafforzare l’attività di raccolta e monitoraggio della contrattazione collettiva di secondo livello da parte del Cnel, sempre dal Ministero del lavoro arriva, intanto, il report sulla contrattazione di produttività. Come noto, anche su impulso di alcune sigle sindacali, in primis Ugl e Cisl, il governo ha investito molto per sostenere gli accordi aziendali e territoriali, abbassando l’aliquota sostitutiva al 1% e alzando la quota di reddito detassabile a 5mila euro. Nel periodo compreso tra gennaio e aprile, il valore medio dei contratti vigenti è salito a 1.794 euro, con un incremento di 82 euro. Alla data del monitoraggio, i contratti attivi sono 10.878. Di questi, gli obiettivi di produttività sono indicati in 8.817 casi, mentre strumenti di welfare sono presenti in 7.151 contratti. Sono invece 1.013 i piani di partecipazione, rispetto ai quali è lecito attendersi una crescita nei prossimi mesi, in seguito all’entrata in vigore della legge 76/2025. Restano ancora, però, alcuni nodi. In primo luogo, la copertura della platea che è quantificata in 3,2 milioni di addetti del settore privato. Soprattutto, però, tale platea non è distribuita in maniera omogenea sul territorio nazionale, con la Lombardia che, da sola, ha più contratti collettivi attivi rispetto a tutte le regioni del centro-sud.